“La vera chiave di lettura del testo, cioè la fortissima satira alla società ben pensante e moralista contro cui Jhon Falstaff si trova a fare i conti, proprio come nella Londra degli Anni ‘60, i Beatles e la generazione beat voleva combattere il conformismo”. Così Mariano Bauduin, autore di adattamento, musiche e regia dello spettacolo Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare. Al Teatro San Ferdinando di Napoli, dal 15al 26 aprile 2026.
In scena, 13 interpreti (tutti maschi) tra i quali Francesco Paolantoni, noto attore di teatro, cinema e televisione, veste i panni del protagonista della vicenda, Sir John Falstaff, affiancato da una numerosa compagnia.
“Lo spettacolo – continua Mariano Bauduin – si configura come l’ultima notte di Falstaff. Una messinscena che propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Lo spazio scenico immaginato richiama un Globe Theatre effimero, sorto in un bosco fantastico, mentre i personaggi – tutti interpretati da uomini – rievocano la farsa carnevalesca e il teatro parodico, in un chiaro richiamo alla comicità grottesca e al varietà. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua, incarna una saggezza popolare che accompagna il giovane Enrico V nel suo percorso di formazione”.
Per Francesco Paolantoni, in un ruolo insolito, che lo riporta sul palcoscenico, “Interpretare Sir John Falstaff, personaggio iconico, per un attore è una “prova” di assoluto interesse e indubbio fascino. Non vedo l’ora di andare in scena, dove non solo reciterò ma canterò anche”.
LA MUSICA SCELTA DAL REGISTA
Sul fronte delle musiche, che occupano un ruolo importante e centrale dell’allestimento, Bauduin (allievo e collaboratore di Roberto De Simone) dichiara: “Mi sono servito di armonie classiche ma rivisitate con lo spirito con il quale la generazione musicale esplosa negli anni ’60 del Novecento, soprattutto in Inghilterra, affrontò il perbenismo musicale dell’epoca. Con ironia e una dose di disinvolta sfacciataggine, quella generazione diede voce a sonorità inedite e a sorprendenti “travestimenti”: che è ciò che ho voluto succedesse sulla scena”.
(La fotografia è di Ivan Nocera)
