Paolo Fresu Quartet, omaggio a Ferlinghetti

Maresa Galli

“NapoliSuona” ha presentato, all’Auditorium Salvo D’Acquisto di Napoli, “Ferlinghetti”, Paolo Fresu 4et in concerto.

Con il trombettista (anche flicorno, effetti), Dino Rubino, pianoforte, Marco Bardoscia, contrabbasso, Daniele Di Bonaventura, bandoneon. Un raffinato omaggio del celebre jazzista al famoso poeta, pittore, attivista, agitatore culturale, anche prezioso editore che con la sua libreria e casa editrice, City Lights di San Francisco, ha pubblicato tutti i grandi scrittori e poeti della Beat Generation, da Allen Ginsberg a Gregory Corso, da Jack Hirschman a Jack Kerouac. Fresu, che dedica un pensiero alle donne trucidate dagli uomini, ha realizzato un album, un concerto, una colonna sonora per il grande poeta acido e visionario.

Paolo Fresu (foto di Pietro Previti)

La colonna sonora per il documentario “The Beat Bomb”, diretto da Ferdinando Vicentini Orgnani, regista con il quale aveva già collaborato ad altri progetti come il documentario su Ilaria Alpi. Il docufilm si è avvalso di due formazioni, che fanno da tempo buon gioco di squadra con il trombettista sardo: il trio con Dino Rubino al pianoforte e Marco Bardoscia al contrabbasso, attivo dal 2018, anno del bell’album “Tempo di Chet”, e il duo con il talentuoso Daniele Di Bonaventura al bandoneon.

L’album “Ferlinghetti” è pubblicato dalla Tǔk Music, Tǔk Movie, dedicata alle musiche per il cinema. E infatti il bel concerto, che affascina il numeroso pubblico, coniuga ascolto e visione, con una musica pensata per un film, evocativa, impalpabile. I titoli dei 13 brani originali sono tratti dalla poesia “Autobiography” e da altri testi di Lawrence Ferlinghetti, scomparso alla soglia dei 102 anni, ancora da rileggere o, per tanti, da scoprire.

Il musicista, con le sue magiche note alla tromba, al flicorno, agli effetti, regala massimo interplay con i virtuosi pianoforte e contrabbasso, con il tocco di bandoneon. Insieme i musicisti raccontano la poesia e la pittura dell’autore americano attraverso soavi, notturne, malinconiche pagine di jazz. “I Was an American Boy”, “The Macaronis Scene”, “Hill Of Poetry”, “Obscene Boundaries”, “Ferlinghetti”, un brioso “Endless Life”, “Island Of The Mind”, “Tyrannus Nix”.

Paolo Fresu quartet (foto di Pietro Previti)

Alle loro spalle, sul palco, immagini iconiche e stralci poetici per connettere melodia e scrittura, partiture dell’anima. “La musica fa battere il cuore a tutti con lo stesso ritmo. Se questo è accaduto stasera, andiamo a letto felici”, conclude Fresu. Si va via contenti e con la voglia di rileggere i poeti della Beat Generation – che osavano – proprio come i grandi jazzisti.

 

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