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Parte il progetto “esclusi” di Davide Iodice

Anita B.Monti

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Comincia con il volume 1 il progetto “Esclusi” – antologia scenica di vite di scarto ideato e diretto da Davide Iodice. Lo spettacolo è intitolato “Rosaria” Con Monica Palomby e Chiara Alborino. In programma alla Sala Assoli/Moscato di Napoli dal 19 al 22 marzo 2026.

ROSARIA

Ci sono vite che attraversano le città senza lasciare traccia ufficiale, ma restano impresse nella memoria di chi le ha incrociate per strada. Vite ai margini, spesso dimenticate, che continuano a interrogare la coscienza collettiva. Da una di queste storie reali nasce Rosaria”.

ESCLUSI DI DAVIDE IODICE

Esclusi è un progetto teatrale in continua evoluzione che accoglie le ricerche drammaturgiche di giovani autrici e autori profondamente immersi nella realtà e nelle sue trasformazioni sociali. Più che un semplice percorso creativo, si configura come un lavoro di indagine antropologica e testimonianza, nato da una pratica scenica di prossimità con le esistenze marginali, quelle che spesso rimangono ai bordi dello sguardo collettivo e scivolano nell’oblio.

Una scena

VOLUME I

Il primo “volume scenico” è dedicato a Rosaria, figura reale che per anni ha attraversato le strade dei decumani napoletani. Alcolista e senza fissa dimora, Rosaria è stata una presenza inquieta e contraddittoria del centro storico di Napoli, quasi un demone urbano o una scomoda coscienza collettiva. È morta nell’indifferenza generale, senza che la città le riservasse un saluto condiviso.

Lo spettacolo nasce da un lavoro di ricerca sul campo: testimonianze, ricordi e frammenti di racconto raccolti tra le persone che l’hanno incontrata nelle diverse fasi della sua vita. Da questo materiale prende forma il ritratto composito e frammentato di una donna complessa.

LA RICERCA SUL CAMPO

Attraverso i ricordi raccolti e rielaborati sulla scena, Rosaria diventa così un’indagine sui demoni interiori, sull’abbandono sociale e sulle ferite di una città che, di notte, sembra tornare a interrogare il proprio passato. Napoli e Rosaria finiscono per riflettersi l’una nell’altra: entrambe attraversate da una memoria profonda, dolorosa e ancora irrisolta.

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