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Peppe Lanzetta: “Dal Bronx all’Anima”

Angela Matassa

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Artista originale e insolito, Peppe Lanzetta torna sulle scene. Mosso dal desiderio di comunicare con la gente dal vivo. Scomodo per molti versi, l’attore, regista e scrittore, ripropone l’one man show dedicato al comico statunitense Lenny Bruce, con l’omonimo reading Lenny, che dal teatro Nest approda a Galleria Toledo, dal 12 al 14 gennaio 2024, dopo una tappa romana con Raiz. Impossibile citare le tante notevoli cose che ha realizzato nel tempo, fra teatro, cinema, scrittura e televisione.

Lanzetta dal 1988 non ha mai lasciato questo monologo. Una lunga vita.

“Sì, anche se quello di oggi non è lo stesso spettacolo di allora. Lo rinnovo ciclicamente”.

Che cosa vedremo? 

“Non c’è un tema che lega tutto, parlo di femminicidio, di guerra, della Palestina, di Stefano Cucchi e Pino Daniele, dal post-pandemia a Viviani, da Lampedusa a Eduardo de Filippo, con accostamenti surreali. Immagino Springsteen al Cis di Nola, per esempio. La follia di Nietzche, che si reca a comprare antidepressivi, o Marx che non riesce a prelevare a un bancomat perché ha esaurito il credito. Unisco momenti di poesia metropolitana a sketch divertenti, tornando alla cifra del paradosso. E alla gente piace”.

Lanzetta. La locandina

Indimenticabili “Roipnol”, “Il vangelo secondo Lanzetta”, “Un Messico napoletano”, appena ripubblicato. Che cosa l’ispira?

“Cerco di onorare la vita, attraverso una sorta di anarchia libertaria, che è il motore che mi muove. Mancavo dai teatri da troppo tempo perciò ritorno per incontrare il pubblico. Inoltre, molti giovani mi scrivono e mi chiedono di vedermi in scena”.

Quindi anche i ragazzi la conoscono, lei che ha una carriera lunga quarant’anni.

“Sì, è così, nonostante io non sia tecnologico. Ma loro lo sono, per cui trovano in rete i miei lavori teatrali, i libri, i ruoli che ho interpretato”.

Citerei fra i primi la partecipazione allo Spectre-007 di Sam Mendes, i film con De Crescenzo, Tornatore. E l’ultima parte nel prossimo di Sorrentino.

“Io, per la verità, mi ritengo fortunato. Pur se compaio poco, ho fatto tanto negli anni. Paolo Sorrentino mi ha apprezzato e gratificato scrivendo anche la prefazione alla nuova edizione di “Un Messico napoletano”. Comunque il palco, inteso come pedana, resta il vero amore”.

Lei è rimasto un artista di periferia. Si ritiene ancora un Napoletano pentito, per citare uno dei suoi titoli?

“E’ stata una mia scelta e non la rinnego. Mi sento napoletano pentito, sì. Che dire… se ancora oggi, con la città piena di turisti, si mostrano loro gli stereotipi che quarant’anni fa volevamo demolire… Purtroppo noi napoletani abbiamo il complesso del provincialismo per cui se c’è un personaggio famoso che supporta l’artista, è considerato bravo, altrimenti no. Purtroppo, però, se l’industria ci mette le mani, l’artista si snatura, perde coerenza, va in crisi. Io ho scelto un’altra strada, gioco con i non-luogo per parlare all’immaginario collettivo. L’arte ha sempre fatto da volano culturale, perché l’artista si mette a disposizione della collettività. Sono stato trasgressivo e scomodo, le istituzioni certo non si fanno vedere in questo caso, ma chi capisce, segue e credo che quel che si dà poi ritorna. Dopo avermi visto in un corto, mi chiamò Bertolucci, poco prima di morire. E il più bel complimento me lo ha fatto Roberto De Simone quando mi ha detto che ero “l’ultima penna popolare di Napoli”.

Peppe Lanzetta

Possiamo dire che lei ha avuto sempre uno sguardo profetico verso la realtà.

“Potremmo dire così. Cerco di guardare il mondo con onestà e semplicità. Dal Bronx ai testi delle canzoni che ho composto per molti cantanti da Bennato a Battiato, e fra gli altri per Maria Nazionale e Franco Ricciardi. Non ho mai fatto discriminazioni di nessun tipo, anche quando qualcuno storceva il naso, apprezzando chiunque avesse talento. Pure da un cantante neomelodico posso apprendere qualcosa”.

Meglio seguire i sogni o inseguire il denaro?

“Io ho scelto i sogni. E sono ancora qua. C’è bisogno di amore in giro”.

(Nella foto di copertina, Peppe Lanzetta con Raiz e i musicisti nella serata romana)

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