“Quatuor”, per la Giornata della Memoria

Maresa Galli

Giovedì 27 gennaio 2022, alle ore 20.30, concerto del Teatro di San Carlo di Napoli in occasione della Giornata della Memoria. In programma Il tempo della fine – Quattro vite nell’apocalisse Görlitz, eseguito dal quartetto composto da Gabriele Pieranunzi, violino, Gabriele Mirabassi, clarinetto, Silvia Chiesa, violoncello, Maurizio Baglini, pianoforte, eseguirà il Quatuor pour la fin du Temps, per violino, violoncello, clarinetto e pianoforte, di Olivier Messiaen.

La celebre composizione fu eseguita per la prima volta dallo stesso Messiaen con altri tre detenuti, il 15 gennaio 1941 nel lager tedesco di Görlitz, una fotografia in musica di giorni tragici. Otto le sezioni che compongono il brano, intercalate dalla voce narrante di Guido Barbieri, critico musicale e drammaturgo. Barbieri, voce storica di Radio3, racconterà le vicende dei quattro musicisti detenuti, esecutori della prima assoluta del Quatuor pour la fin du Temps:. Il critico racconterà una partitura altamente simbolica che il compositore francese dedica all’Apocalisse, aprendo con una citazione, modificata, da San Giovanni.

Nel campo di concentramento per i prigionieri di guerra Stalag VIII-A di Görlitz, nella Bassa Slesia, ai confini con la Polonia, vi è il teatro del campo. Sono le sei del pomeriggio del 15 gennaio 1941. Quattrocento prigionieri denutriti e ammalati assistono al concerto di quattro musicisti che suonano strumenti di fortuna: Olivier Messiaen, seduto ad un pianoforte verticale, Jean Le Boulaire, con un violino scordato, Etienne Pasquier, con un violoncello acquistato grazie ad una colletta tra i detenuti, e Henri Akoka con il suo clarinetto. Nonostante le enormi difficoltà e la prigionia Messiaen dà vita ad un capolavoro che presenta diversi piani di lettura: religioso, filosofico, tecnico-musicale. Il compositore possiede un’ottimistica visione del bene e dell’umanità, visione che non muterà neanche durante la prigionia.

Gabriele Pieranunzi

Quatuor, anche se in un’atmosfera statica, “è dedicata all’angelo e soprattutto all’arcobaleno sopra la sua testa – arcobaleno simbolo di pace, saggezza e di ogni vibrazione luminosa e sonora”, scrive Messiaen. Una meditazione senza parole sulle infinite aporie del tempo: il tempo della religione, il tempo della filosofia, il tempo della musica.

Al San Carlo il Quartetto propone l’opera in versione integrale, con i primi tre intermezzi dedicati al periodo che precede l’arrivo a Görlitz, dalla cattura fino alla detenzione; il quarto intermezzo, racconta la giornata del 15 gennaio 1941; gli ultimi tre narrano le vite dei quattro musicisti, dal giorno seguente alla fine della guerra. Messiaen ha composto un’opera fondamentale e unica, capace di far vivere l’ “apocalisse contemporanea” che non va intesa come fine del tempo ma come nuovo inizio. Messiaen mostra una curiosità infinita di esplorazione nel campo del timbro, del rumore, dei ritmi irrazionali, ispirandosi spesso alla metrica e ai modi della musica orientale. Ha esercitato un’influenza determinante sulle nuove generazioni, in particolare Pierre Boulez. L’instancabile sperimentalismo di Messiaen si ritrova nello studio dei sette modi a trasposizione limitata, armonie non tonali, moduli ritmici non tradizionali per evocare la contemplazione, il viaggio nell’eternità dell’anima, la capacità di spaziare nell’inesprimibile.

(Nella foto di copertina Maurizio Baglini)

 

 

Categorie

Ultimi articoli

Social links

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web