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“Quel che provo dir non so” al Goldoni di Venezia

Andrea Di Maso

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Sul palco del Teatro Goldoni di Venezia, Pierpaolo Spollon ha portato in scena il suo primo spettacolo teatrale, “Quel che provo dir non so”, con la regia di Mauro Lamanna. Un monologo comico, intelligente e sorprendentemente profondo, in cui l’attore si mette a nudo con grande autoironia, attraversando il mondo invisibile e spesso taciuto delle emozioni.

PIERPAOLO SPOLLON 

Spollon, noto al grande pubblico per i ruoli nelle fiction, come “Blanca”, “Che Dio ci aiuti”, “L’Allieva” e soprattutto “Doc – Nelle tue mani” con Luca Argentero. Gioca proprio su questo: “Sì, sono quello delle serie tv”, ammette sorridendo, ma sul palco rivela un talento narrativo capace di far ridere e riflettere allo stesso tempo. A metà tra uno stand-up teatrale e una confessione poetica. Lo spettacolo scava nel rapporto complicato con le emozioni e inizia da quelle più semplici:  rabbia, gioia, tristezza, per poi aprirsi a un universo vasto e sconosciuto.

Pierpaolo Spollon - una scena
Pierpaolo Spollon – una scena

LE EMOZIONI 

“Ci sono emozioni che nemmeno sappiamo di provare”, dice. Come la nostalgia per un posto in cui non siamo mai stati. O la serenità malinconica del vento sulla faccia. Parole che sembrano inventate, ma che danno nome a ciò che spesso non sappiamo spiegare. In Papa Nuova Guinea, c’è “awumbuk” che è l’emozione che si prova quando un ospite desiderato va via, è una sorta di malinconia. Gli olandesi indicano con il termine “gezelligheid” la sensazione che proviamo quando siamo felici e ci sentiamo in armonia con il mondo e il luogo dove siamo. Il racconto parte dall’infanzia, con una madre rigida e autoritaria, che lavorava nell’esercito, e un padre taciturno, commissario di polizia. “A casa nostra le emozioni dovevano passare il permesso”, scherza Spollon.

Crescere tra le regole e l’assenza di parole affettuose lo ha portato a cercare rifugio nella comicità, nella goffaggine, e più tardi… nella recitazione. In questo percorso emotivo tra passato e presente, interviene anche l’immaginario “Sommo Argentero”, voce narrante e mentore sarcastico dall’alto, che punzecchia Spollon con affetto, come un grillo parlante. 

Il momento più toccante arriva quando l’attore parla della paternità. Di cosa voglia dire essere padre oggi, e di come finalmente ha imparato a riconoscere e dare valore alle emozioni vere: l’amore, la condivisione, la cura. “Essere padre mi ha insegnato che un’emozione non serve a nulla se non la doni a qualcuno”.

“Quel che provo dir non so” è molto più di uno spettacolo comico. Non vuole solo fare intrattenimento, ma far riflettere. Riesce a far ridere e divertire, a sorprendere e naturalmente ad emozionare. 

Quel che provo dir non so

Teatro Stabile del Veneto

 

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