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Rezza e Mastrella: il coraggio di essere contro

Angela Matassa

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Quarant’anni di collaborazione, un’intesa artistica che ha prodotto spettacoli, corti e lungometraggi, romanzi, mostre d’arte, performance di jazz, trasmissioni radiofoniche. Premiati nei maggiori festival nazionali e noti nel mondo, Antonio Rezza e Flavia Mastrella saranno a Napoli, al Teatro San Ferdinando dal 25 febbraio al primo marzo 2026 con “Metadietro”. “Un viaggio visionario, – dicono – che tra surreale ironia e crudele comicità, affronta il rischio dell’abisso e l’illusione della salvezza”. In scena, lo stesso Rezza con Daniele Cavaioli. “E’ uno spettacolo che sorprende. Un testo contro ogni forma di gerarchia istituzionale e statale, contro il riconoscimento del potere piramidale”.

Una posizione scomoda ma necessaria.

“L’artista non può non schierarsi – rispone Rezza – Viviamo in una voragine etica e morale, che non permette la comunicazione. Anche l’area progressista sembra considerare gli abbonati degli stupidi. Ma hanno il diritto di conoscere il nuovo”. “Sembra che i teatri ci vogliano costringere all’intrattenimento. A non pensare”, specifica Mastrella”.

Antonio Rezza

Mettete in scena temi profondi come la libertà e il pensiero anarchico. E’ stata dura portare avanti un discorso così diverso dalla maggioranza delle offerte?

“Sì, certamente – commentano – ma abbiamo l’appoggio di chi viene a vederci, che ci segue da anni. E’ la nostra forma di finanziamento, un nostro credito nei loro confronti”.

Dalla Spagna alla Cina, dall’Italia a Mosca a New York. Un giro del mondo incredibile. Il pubblico è diverso?

“Di fronte allo stupore che suscita uno spettacolo non c’è differenza. Vedere gli spettatori che si meravigliano è il miracolo teatrale”.

Tanti i riconoscimenti ottenuti, l’ultimo i Leoni d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia 2018 Quanto conta?

“E’ stata un’emozione incredibile. – afferma Rezza – Grazie ad Antonio Latella che ne era il direttore e ci ha scelti”.

Quarant’anni di collaborazione sono tanti. Che cosa vi lega?

“La diversità – dice subito Flavia – Non abbiamo le stesse idee, ma c’incontriamo sulla sintesi. Lavoriamo sul contrasto, sull’attrito continuo. Così il lavoro è ricco di sfaccettature. Io che sono un’artista figurativa non mi sono trovata bene nel mondo dell’arte. L’incontro con Antonio ha prodotto una contaminazione tra arte e sistema teatrale performativo. Lui si occupa delle parole e del corpo, io invece lavoro sull’immagine”.

Al centro della scena, incombe un enorme pentagono transformer–navicella spaziale, con un ammiraglio vestito di blu e un equipaggio alla deriva.

“Non si tratta di scenografia, – chiarisce Flavia Mastrella – ma di un habitat, un’urbanizzazione dello spazio. Il pentagono si trasforma, in base alle esigenze del potere, diventa mezzo di colonialismo e non solo. E’ la parte visiva dello spettacolo, quella che comprendono bene i giovani”.

Diversi i progetti in cantiere. A che cosa lavorate?

“Stiamo preparando una monografia sugli anni di attività. Poi, a un film basato su interviste che abbiamo realizzato  anche a Napoli. I napoletani hanno una capacità di giocare unica al mondo. Siamo entrati subito in sintonia con la loro metafisica. – racconta Rezza – E Flavia aggiunge che lei, nata a Napoli, quando ci torna è assalita da migliaia di idee. “C’è una grande creatività. E’ una popolazione frizzante”.

Intanto, dopo le repliche di “Metadietro” la coppia tornerà in città il 25 marzo all’Accademia di Belle Arti e all’Asilo Filangieri per alcuni incontri.

(Fotografie di Flavia Mastrella)

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