Ricordando Pier Paolo Pasolini

Gioconda Marinelli

 A cento anni dalla nascita, il ricordo di Pasolini, uno dei più grandi pensatori del Novecento, rileggendo “Pasolini indomito corsaro” di Esther Basile.

Pier Paolo Pasolini, un uomo, un letterato, un intellettuale profetico, un regista, un poeta che amava ferocemente, disperatamente la vita, che divorava la sua esistenza con un appetito insaziabile, come spiegava lui stesso. Solo, indifeso (…appare, così, indifeso quel mio cuore elegiaco/di cui ho vergogna…), immerso nella periferia del mondo, perduto nell’intimo della solitudine, anche se non avrebbe voluto esser solo per la sua infinita fame d’amore. Un intellettuale scomodo amato o odiato, il mondo attorno così diverso, così distante nel rifiuto, straziante nell’angoscia e nella violenza. Pasolini, pieno di vitalità nel desiderio pressante di portare a termine opere e progetti, di continuare ad assaporare le amicizie più importanti, i dialoghi umani e poetici, i lunghi e avventurosi viaggi, le soste. E allora Alberto Moravia, Dacia Maraini, la divina Callas, Carlo Emilio Gadda, Giorgio Caproni, Adriana Asti, Sandro Penna, Giorgio Bassani, Paolo Volponi, Elsa Morante, Enzo Siciliano ed altri grandi, con lui tra cinema e letteratura, poesia, riflessioni sociali e civili, percorsi in terre lontane, incontri e scontri.

E nel volume della filosofa Esther Basile “Pasolini indomito corsaro” (edito da Homo scrivens), c’è tutto il respiro, il pensiero, mente, cuore (da Supplica a mia madre: Tu sei la sola al mondo che sa, sul mio cuore, / ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore) e smarrimento, l’impegno civile e politico di Pasolini. E’ un dialogo, un legame per l’autrice, che continua nel tempo attraverso letture e convegni programmati presso l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e in tutta Italia, per riscoprirlo sempre come punto di riferimento, come l’indomito corsaro (pensando agli “Scritti corsari”), lo spirito critico, controcorrente e originale che affrontava i temi più scottanti dell’epoca. “Ed è proprio in senso filosofico che il colloquio con questo intellettuale, spiega la Basile, fa sì che il linguaggio sia rivelazione”. Ne scaturisce un’analisi autentica dell’opera e della vita di Pasolini, anche con i suoi strappi come i numerosi processi. Scrive il poeta Elio Pecora: “nella poesia di Pasolini è segnata l’intera sua storia di uomo e di creatura sofferente e appassionata. Fama, persecuzione, processi.

Il destino si compie: gli tocca offrirsi in olocausto alla stupidità, alla prepotenza; gli tocca urlare, accusare, difendersi”. Un saggio esaustivo dunque, che raccoglie articoli tra il 1973 e il 1975, memorie con supporto di immagini suggestive e inedite di Maria Rosaria Rubulotta, come la Torre di Chia dove Pasolini scrisse “Petrolio”, documenti mai visionati; interviste e lettere di Oriana Fallaci e Dacia Maraini, contributi di intellettuali, giornalisti e scrittori. Esther Basile riesce a penetrare nell’animo e nel pensiero dei personaggi di cui scrive, come ha fatto con Anna Maria Ortese, Oriana Fallaci, Gerardo Marotta e altri e per i sui recenti “Sguardi sul Novecento”, pubblicato per i tipi di Homo Scrivens, dove esplora un percorso tutto al femminile fra le più grandi autrici del secolo.

 

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