“Roma ore 11”: cronaca di un disastro annunciato

Alberto Tuzzi

Roma, 1951: centinaia di ragazze si presentano in un vecchio palazzo del centro a una selezione per un posto di dattilografa, pagato poche lire. A causa dell’eccessivo sovraffollamento, le scale del malandato edificio crollano, travolgendo le giovani donne in fila per il colloquio. Giuseppe De Santis realizza con “Roma ore 11” (1951) un dramma corale, una riuscita galleria di volti e psicologie femminili che prende spunto da un fatto di cronaca, molto ben rielaborato dal punto di vista narrativo grazie alla sceneggiatura firmata da Zavattini, Sonego, Franchina, Gianni Puccini e dallo stesso De Santis.

Locandina del film

Da ricordare anche l’apporto di un giovanissimo Elio Petri, allora cronista dell’Unità che, incaricato dal regista di intervistare le ragazze coinvolte nella sciagura, realizza un interessante reportage utilizzato per scrivere il soggetto del film.

Dall’indagine di Petri emerge un sfaccettato ritratto della donna italiana anni 50, determinante per la realizzazione di un anomalo film-inchiesta, dove la sociologia convive con l’impressionismo bozzettistico e le “informazioni” si intrecciano indissolubilmente alle emozioni più intime dei personaggi. In un momento in cui il cinema italiano mira a realizzare film di maggior consumo, De Santis persevera nella messinscena dei conflitti sociali del nostro paese e realizza, forse, l’ultima opera neorealista del cinema italiano.

“Roma ore 11” è un film di denuncia sociale che affronta spregiudicatamente, suscitando anche polemiche, il tema della disoccupazione femminile, dipingendo un inedito affresco della condizione sociale della donna del dopoguerra, in un ambito urbano e non più meramente rurale. Tutto nel film si concentra intorno a quell’angolo di Roma dove le ragazze, piene di speranza in un futuro migliore, si affollano in cerca di un lavoro, con la piazza e l’edificio minuziosamente ricostruiti in studio grazie all’opera del grande scenografo francese Léon Barsacq. Ottimo l’apporto dell’intero cast, la cui eterogeneità – sotto la sapiente regia di De Santis – diventa motivo di grande ricchezza espressiva.  Da ricordare le interpretazioni Lea Padovani, Maria Grazia Francia, Elena Varzi, Lucia Bosé, Delia Scala e di Raf Vallone, Massimo Girotti, Paolo Stoppa.

Una scena del film

Singolare anche il contributo del musicista Mario Nascimbene, che nella colonna sonora accompagna l’orchestra con ticchettii, carrelli e campanelli di una macchina da scrivere.

Giuseppe De Santis è un regista che nella sua carriera ricerca costantemente una propria autonomia artistica, legata a valori d’arte tipicamente nazionali. Esponente di spicco del neorealismo, gira i suoi film con l’esigenza di affrontare i problemi sociali della realtà italiana, rivelando sempre sicurezza tecnica di buon mestiere e ottima direzione degli attori. De Santis, un autore forse un po’ dimenticato, con “Roma ore 11” dipinge un ritratto nitido dell’Italia del dopoguerra, un’opera che appartiene a pieno titolo all’albo del grande cinema italiano di tutti i tempi.

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