[wpdreams_ajaxsearchlite]

Russo: “Will (non) era Shakespeare”

Anita B.Monti

Inserisci qui la tua pubblicità

E’ una conferenza eretica e ai limiti del blasfemo”. Così Roberto Russo, autore di Will (non) era Shakespeare, andato in scena il 10 luglio 2024, a Villa Campolieto, nel Miglio d’Oro, nell’ambito del Festival delle Ville Vesuviane, diretto da Bruno Tabacchini.

Sul palco, Roberto Russo è un conferenziere che indaga sulla paternità delle Opere di Shakespeare. Accompagnato dagli artisti dell’ensemble Paese mio Bello: Anna Spagnuolo, Patrizia Spinosi, Lello Giulivo e Gianni Lamagna che, in alcuni momenti, fanno da contraltare alle tesi che espone. Uno studio durato dieci anni per appurare una verità storica.

La novità di questa impostazione – spiega Russo – non sta tanto nella demolizione della versione ufficiale, secondo la quale l’attore William di Stratford è l’autore delle Opere di Shakespeare. (E’ logico e palese che William non sia lo Shakespeare delle Opere,) ma nella proposta basata su testi scritti, verificabili e consultabili, secondo la quale il vero Autore che si nasconde dietro il nomignolo “Iohannes Factotum”, utilizzato in senso sarcastico e polemico dallo scrittore satirico Robert Greene, nel 1592, nella prefazione al suo libro “Groatsworth”, altri non è se non il letterato inglese di origine italiana John Florio”.

Roberto Russo

Dietro “Iohannes Factotum”, dunque, ci sarebbe il vero Shakespeare, John Florio, “che ha certamente collaborato con l’attore ed impresario di Stratford, William Shakspere, perché lo attesta proprio Greene in quella prefazione”.

Conferenza eretica e blasfema, dunque. “Perché, cosa curiosa assai, – conclude l’autore – ma non inspiegabile, questo Shakespeare, dalla metà del ‘700 diventa un Dogma, una Religione al di là di ogni logica e prova concreta”.

 

 

 

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web