Santanelli e la tradizione favolistica

Angela Matassa

Ha scritto dieci favole in stile tradizionale, come quelle, cioè, che Giambattista Basile creò nel Seicento, riunendole nel celebre “Cunto de li cunti”. Manlio Santanelli, scrittore e drammaturgo partenopeo, maestro d’ironia, per questo suo nuovo lavoro ha scelto la tradizione. Non che non l’avesse già affrontata in alcuni dei suoi numerosi testi, ma questa volta attinge al patrimonio, cui attualmente tanti si ispirano per spettacoli e reading: la tradizione orale.

E’ appena uscito il volume “Dieci favole antichealla maniera di G.B.Basile” (Kairòs editore, pagine 130, euro 20). Maestro di racconti e leggende narrate dalla voce degli anziani o durante le ricorrenze annuali, tipiche dell’epoca nella nostra regione, Basile è stato innovatore, aprendo la strada al vasto universo della favolistica mondiale.

Così, Manlio Santanelli, “per affinità elettive”, come scrive nella prefazione Matteo Palumbo, sceglie alcuni titoli, descrivendo con il suo stile ormai noto ai lettori, personaggi e situazioni a modo proprio.

La copertina del libro

In una “lingua” napoletana, oggi centro di particolare attenzione, riporta le storie di principi e principesse, artifici magici, oggetti fatati, signori e poveretti, servendosi delle figure retoriche, che il suo predecessore barocco usava a iosa.

Ma Santanelli nei suoi “cunti” non imita il Basile, piuttosto “si mette nella sua penna”, come scrive Ivonne Carbonaro nell’introduzione.

Naturalmente non manca l’ironia che stimola il sorriso. Per trovare Cenerentola, per citare la più nota, i messaggeri del Principe non portano in giro a misurare la scarpetta, bensì la coulotte perduta, per ritrovare la bella di cui si è innamorato.

E c’è sempre la morale, finale tipico di ogni favola. Come faceva l’autore del Pentamerone, così Santanelli, lascia il messaggio a chiusura di ogni racconto.

La collaborazione con il Corso di Illustrazione dell’Accademia di Belle Arti Napoli completa l’opera con i disegni di quattro allievi, legati a ciascun titolo. Ai quali, più che una didascalia, è allegata una sorta di sintesi del racconto.

(In copertina disegno tratto dal volume “La sorte dell’ironia” di Santanelli –  Feltrinelli)

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