
Tre Pulcinella in scena al Teatro Il Primo di Napoli: uno vestito di bianco come la maschera tradizionale petitiana, interpretata dall’irridente e istrionico Rosario Ferro, l’altro di rosso, espressione del magma, fiume sotterraneo che emerge contraddittorio nei mille rivoli della sua storia, di cui si appropria Lucia Stefanelli Cervelli e infine l’ultimo coperto da panni neri espresso dall’inquietante Arnolfo Petri nell’incombere del mistero della morte in una figura che ha aspetti esoterici.
Pulcinella uno e trino, come spiega la Stefanelli, interprete, regista e autrice del testo “Sarabanda a tre voci”, un personaggio tenero e violento tra passato e futuro, tra rimpianti ed accuse, desideri e turbamenti, proiezione di una storia, quella di Napoli e sullo sfondo il rapporto col territorio in cui le donne rappresentano le dominazioni, la terra madre, il ricatto della libertà nel vincolo coniugale, l’erigersi di una serva padrona, l’incontro con una dama desiderata, intesa come l’immagine della libertà sognata dai rivoluzionari del 1799. “ Perché Napule è femmena, comme ‘a storia, ‘a libbertà, ‘a schiavitù, e pure ‘a morte”.
Un teatro di Parola quello di Lucia Stefanelli nel privilegio del testo e dell’ascolto partecipativo e la sua produzione drammaturgica è raccolta nel volume “Teatro” edito da Homo scrivens, dove “Sarabanda a tre voci” ha il titolo originario di “Tutte le femmene de Pulecenella”.
