C’è chi ancora crede nella magia del teatro. Nonostante il “mancato ricambio generazionale”. Nonostante ci siano eventi, come una partita di calcio, “capaci di ridurre la platea anche del 50 per cento”. Parola di Simone Schettino, dallo scorso 6 dicembre e fino a domenica 15 dicembre 2024 al Teatro Totò di Napoli con “La bella vita”, insieme alla cantante Roberta Nasti e l’attore Salvatore Turco.
Schettino al Totò con “La bella vita”. Una panoramica di vizi e disagi degli italiani?
“Esatto, a partire dalla situazione economica. Mi fa sorridere quando le persone riportano, senza pensare con la testa propria, ciò che leggono, come il fatto che abbiano eliminato la classe media”.
Ed è così?
“Non esattamente. Più che altro la classe media si è autoeliminata. Le hanno fatto credere di poter aspirare alla bella macchina, al viaggio esotico invernale e tante altre cose, senza preoccuparsi dei soldi, senza pensare più di tanto al pagherò. Ovviamente tutto ciò, oltre a eliminare quasi del tutto la classe media, ha influito sulla nostra microeconomia”.
Lei continua dunque, come sempre, a raccontare in chiave ironica alcune delle problematiche del Bel Paese.
“E’ quello l’obiettivo. Nello spettacolo ‘La bella vita’ racconto anche di come non ci sia più l’italiano medio, ma il cittadino globale: ormai siamo sommersi tutti dagli stessi problemi. In chiave comica racconto anche la particolarità degli Italiani rispetto ad altre popolazioni europee”.
Del tipo?
“Basti pensare agli screzi tra alcune popolazioni: i Portoghesi che non sopportano gli Spagnoli. O i Polacchi contro i Tedeschi, la rivalità tra Svedesi e Norvegesi”.
E gli Italiani?
“Noi non abbiamo conflitti in atto, ci schifiamo già tra di noi”.
Italiani a teatro: cos’è cambiato negli ultimi anni?
“Purtroppo a causa di un mancato ricambio generazionale, il teatro si avvierà verso un’inesorabile conclusione. I giovani d’oggi hanno una soglia di attenzione molto bassa, è inconcepibile che spengano il cellulare per due ore per seguire uno spettacolo”.
Ma lei, nonostante questo, ci crede ancora.
“Amo da sempre questo mestiere e le scene. E finchè ci sarà anche solo uno spettatore a vedermi, io sarò in scena”.
Dal prossimo febbraio sarà, insieme a Francesco Procopio, al Troisi con “Happy ending – Fidati di me”.
“E’ un work in progress. Posso solo dire che sarà una delle rare volte in cui svesto i panni da monologhista e mi cimento nella commedia”.
