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Silvio Orlando affronta il Ciampa di Pirandello

Anita B.Monti

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Pirandello, si sa, è il drammaturgo che più di ogni altro affronta il rapporto tra volto e maschera, tra verità e finzione e che, con i suoi tanti testi ha sviscerato quest’atteggiamento della società borghese. Grande classico del Novecento, continua a essere rappresentato e interpretato. Questa volta tocca a Silvio Orlando, che per la prima volta si accosta al grande autore siciliano, vestendo i panni di Ciampa, uno dei personaggi pirandelliani più emblematici e tragicomici, nello spettacolo “Il berretto a sonagli”. Al Teatro Mercadante di Napoli dal 18 al 29 marzo 2026.

Una figura capace di incarnare, tra paradossi e contraddizioni, la complessità dell’individuo moderno, restituendo sulla scena tutte le sfumature della sua tragica umanità.”

Sulla scena con Orlando, Francesca Botti, Michele Eburnea, Francesca Farcomeni, Davide Lorino, Annabella Marotta, Stefania Medri, Marta Nuti. Diretti da Andrea Baracco he si è occupato anche della revisione linguistica del testo con Letizia Russo. Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Marta Crisolini Malatesta, le luci di Simone De Angelis, sound designer Giacomo Vezzani.

PRECISA ANDREA BARACCO

Pirandello non è autore per tempi di pace, ma di guerra. È il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano. Il dissolversi del principio di identità, la tragica disintegrazione dell’io, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano.

Lo stesso Pirandello dice di come questo sia un personaggio “strapieno di tragica umanità, non vivo ma arcivivo” e parla del testo in questione come di un’opera “nata e non fatta”. Sottolineando con forza di come qualora negli interpreti mancasse l’anima si ritroverebbero in bocca “l’imbroglio di discorsi lunghi, incisi, da portare alla fine senza sapere come! Bisogna leggere non le parole ma l’azione parlata, perché è sempre tale il mio dialogo, non fatto mai di parole, ma di mosse d’anima”.

Solo liberandolo dalle preoccupazioni filosofiche, – conclude Baracco, parlando della regia – Pirandello mostra il suo volto autentico. Si vede solo allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio. Proprio per questo, credo necessario lasciarsi guidare dalle parole di Leonardo Sciascia: “Bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche, da tutte le etichette concettuali, in una parola del pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà, quella effervescenza fantastica, che oggettivamente possiede”.

(Fotografia di Laila Pozzo)

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