Il “Don Carlo” torna al Teatro di San Carlo di Napoli, con cinque recite, dal 19 al 31 gennaio. Claus Guth firma la regia, Henrik Nánási dirige Orchestra e il Coro del Lirico, quest’ultimo preparato dal maestro Fabrizio Cassi. La drammaturgia è di Yvonne Gebauer. Le scene sono di Etienne Pluss, i costumi di Petra Reinhardt, le luci di Olaf Freese, riprese da Virginio Levrio, il video è di Roland Horvath.
L’OPERA
Opera in cinque atti di Verdi, su libretto di Joseph Méry e Camille du Locle, essa è tratta dal dramma Don Carlos, Infant von Spanien di Friedrich Schiller.
La traduzione italiana è di Achille De Lauzières e Angelo Zanardini. L’originale francese, Don Carlos, partitura tar le più lunghe di Verdi, fu rappresentata a Parigi lʼ11 marzo 1867.
Sono state poi messe in scena ben sette versioni. L’edizione sancarliana corrisponde alla rappresentazione modenese del 29 dicembre 1886. Assente il balletto e reintegrato il primo atto tagliato nella versione scaligera del 1884.
IL CAST
Piero Pretti è Don Carlo e Rachel Willis-Sørensen, per la prima volta al Teatro San Carlo, sarà Elisabetta di Valois.
John Relyea interpreta Filippo II, Gabriele Viviani è Rodrigo.
Varduhi Abrahamyan interpreta la Principessa Eboli, e Alexander Tsymbalyuk veste i panni del Grande Inquisitore.
Completano il cast vocale Giorgi Manoshvili (un frate), Maria Knihnytska (Tebaldo), Ivan Lualdi (il conte di Lerma), Vasco Maria Vagnoli (un araldo reale), Désirée Giove (una voce dal cielo).
I sei deputati sono, invece, aidati a Sebastià Serra, Yunho Kim, Maurizio Bove, Ignas Melnikas, Giovanni Impagliazzo e Antimo Dell’Omo.
Rachel Willis-Sørensen in una scena
IL REGISTA
“Nella mia idea di Don Carlo – spiega Claus Guth – ho focalizzato la mia attenzione sul personaggio principale, seguendo la sua prospettiva. Don Carlo è un personaggio fragile, incapace di far fronte a ciò che la società esige da lui. È un sognatore, più vicino al mondo della fantasia che alla realtà. È e rimane intrappolato nello stesso spazio e questa prigionia descrive la sua condizione nel mondo. Non riesce a trovare una collocazione nel cosmo in cui è nato, sembra essere al posto sbagliato: il padre lo rifiuta e la donna che ama diventa sua madre dopo aver sposato Filippo II. Anche Rodrigo, l’unico amico che sembra avere, lo strumentalizza per i suoi scopi. Tutto questo crea in lui una visione oscura del mondo, simile ad una prigione. Con lo svolgersi dei cinque atti, sempre più i personaggi si rivelano nella loro stessa disperazione e solitudine”.
DRAMMA LIRICO
Don Carlo è un’opera di tensione drammatica che raggiunge una grande profondità di analisi, di situazioni e personaggi.
Il tema personale dell’amicizia è dominante così come quello politico della Ragion di Stato. Il Grande Inquisitore, aidato alla potenza vocale di Alexander Tsymbalyuk, e il Frate, interpretato da Giorgi Manoshvili, rappresentano l’integralismo religioso e l’oscurantismo del potere.
Filippo II, dopo il confronto-scontro con l’Inquisitore, riconoscerà la vittoria dell’altare sul trono. Un’opera poderosa, irrisolta, dalla scrittura complessa e aascinante per il Verdi più sperimentale, che costruisce un grande dramma epico e appassionante dalla potente introspezione, capace di conciliare le situazioni da grand-opera e il discorso intimo dei personaggi.
(foto di Luciano Romano) Maresa Galli