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Torna in scena “Anna Cappelli” di Annibale Ruccello

Anita B.Monti

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Valentina Picello dà vita alla messinscena di “Anna Cappelli” di Annibale Ruccello. Intenso e potente monologo sull’identità femminile, tra solitudine, desiderio di indipendenza e derive estreme. In scena da giovedì 9 aprile 2026 alle ore 21 (repliche fino a domenica 12) al Teatro Nuovo Napoli, per la regia dell’argentino Claudio Tolcachir. Le scene sono di Cosimo Ferrigolo, le luci di Fabio Bozzetta.

Il testo attraversa con lucidità il tema del ruolo della donna, senza mai trasformarlo in dichiarazione, ma lasciandolo emergere nei dettagli della vita quotidiana: la solitudine, la mancanza di mezzi, il bisogno di autonomia.

Con un umorismo sottile, a tratti spiazzante, la scrittura di Ruccello accompagna lo spettatore dentro i pensieri della protagonista, in un flusso che alterna leggerezza e vertigine.

L’AZIONE DI ANNA CAPPELLI

Anna è una donna come tante, o forse no. Vive sospesa tra sogni semplici e bisogni essenziali, una casa, un amore, una possibilità di futuro. Ma sotto questa superficie ordinaria si agitano tensioni profonde, contraddizioni che lentamente si fanno strada fino a incrinare ogni equilibrio. Il suo è un percorso che non cerca eroi né giustificazioni, ma si muove dentro una zona umana, vulnerabile, dove tutto può accadere.

Una scena

Si sorride, a volte, ma è un sorriso che resta sospeso, si incrina subito dopo, perché Anna è anche imbarazzante, imprevedibile, capace di scelte estreme. Ed è proprio in questa oscillazione continua tra empatia e disagio che il personaggio si rivela nella sua verità più profonda, quella di una fragilità che appartiene a tutti.

Al centro della scena, Valentina Picello costruisce un ritratto vivo, mobile, e la regia accompagna questo percorso senza mai forzarlo, creando uno spazio scenico che sembra nascere dalla memoria stessa di Anna.

LA REGIA

La scena si presenta come un luogo in rovina e insieme vivo, fatto di frammenti, di apparizioni, di ritorni. Un altrove in cui il passato non è mai davvero passato, ma continua a riaffiorare, deformato e ricomposto, come accade nei ricordi più profondi.

Anna Cappelli è un’esperienza che non cerca risposte, ma domande. Un racconto che attraversa lo spettatore lasciando una traccia sottile e persistente, quella di un sorriso doloroso in cui ironia e tragedia convivono senza soluzione”.

(Fotografie di Alfredo Toriello)

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