Il Teatro Malibran di Venezia il 17 luglio 2025 ha ospitato uno degli appuntamenti più attesi della Biennale Danza 2025, sotto la direzione artistica di Wayne McGregor. Protagonista della serata è stata la leggendaria coreografa statunitense Twyla Tharp con la sua compagnia Twyla Tharp Dance, in scena con due lavori distinti ma complementari: “Diabelli”, sulle celebri variazioni di Beethoven, e “Slacktide”, su musiche pulsanti di Philip Glass.
DIABELLI: UN VIAGGIO NELLA VARIAZIONE
“Diabelli” si apre con semplicità. I danzatori propongono un tema essenziale: braccia che oscillano, piccoli salti, galoppi leggeri. È il passo base di un valzer. Ma come Beethoven trasformò un modesto valzer di Anton Diabelli in una monumentale serie di 33 variazioni, così Tharp trasforma questo gesto iniziale in una galassia di forme e stati d’animo. Ogni variazione diventa una scena a sé. Si passa da atmosfere austere a momenti di pura teatralità, in un continuo gioco di inversioni, allusioni, ironie. I corpi non solo danzano: interpretano, sfidano la musica, ne anticipano i ritmi o li ritardano, li assorbono e li rigettano. L’opera è un tour de force. Richiede concentrazione assoluta e una straordinaria padronanza tecnica. Pianoforte e danza si intrecciano in un dialogo costante, quasi competitivo. La composizione di Beethoven, così densa e stratificata, diventa materia viva, plasmata dal linguaggio contemporaneo di Tharp. Il risultato è un inno alla creatività: un omaggio al genio musicale e al potere del corpo.

“SLACKTIDE: GEOMETRIE IN MOVIMENTO
In netto contrasto con la densità classica di Diabelli, “Slacktide” si muove su onde più astratte, ma non meno potenti. Suonata dal vivo dal celebre ensemble Third Coast Percussion, la suite Aguas da Amazonia di Philip Glass crea un paesaggio sonoro sospeso, fluido, ispirato ai movimenti delle acque amazzoniche. “Slacktide” è il nome dato al momento in cui le maree si annullano, l’acqua si ferma, in perfetto equilibrio. Tharp prende questa idea e la traduce in movimento: i danzatori costruiscono e scompongono figure nello spazio. Ogni gesto è preciso, ogni transizione è fluida. Le identità dei danzatori si fondono e si distinguono in un gioco continuo di geometrie. La coreografia è pura astrazione. Ma dietro la forma, c’è una forza emotiva profonda. Slacktide è un’opera che riflette sulla coesistenza, sulla bellezza dell’equilibrio tra forze opposte.

DUE VISIONI, UN’UNICA FIRMA
Con Diabelli e Slacktide, Twyla Tharp dimostra ancora una volta la vastità del suo vocabolario coreografico. Dalla struttura formale della musica classica all’energia ipnotica del minimalismo americano, riesce a creare mondi che emozionano e sorprendono. Un evento che ha lasciato il pubblico del Malibran in silenzioso stupore, per poi esplodere in un applauso lungo e sentito.
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