Un libro tra Arcangeli e Vannacci

Maresa Galli

Una presentazione affollata, seguita da un interessante dibattito, alla libreria Ubik di Napoli, alla presentazione del libro di Massimo Arcangeli, “Il generale ha scritto anche cose giuste – Le finte verità del senso comune” (Bollati Boringhieri).

Massimo Arcangeli, docente di linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Cagliari, in passato collaboratore della Treccani, tra le altre cose responsabile scientifico del Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri, politico e sociologo, è autore di saggi e articoli scientifici e divulgativi.

“Il generale ha scritto anche cose giuste” risponde, in modo irreprensibile, con toni pacati e argomentazioni inconfutabili, al libro del generale Roberto Vannacci, “Il mondo al contrario”.

Diventato un caso mediatico ed editoriale, tra i libri più venduti in Italia, il libro di Vannacci è frutto di un pensiero ultrareazionario che reclama, per la presunta maggioranza “normale” di un paese, l’aberrante diritto di imporre la propria visione del mondo alle minoranze cosiddette “anormali”.

Al Vannacci-pensiero, Arcangeli controbatte citando l’articolo 3 della Costituzione italiana e diversi articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

La copertina del libro

Se il libro di Vannacci ha creato diversi schieramenti, mancava, fino ad oggi, un approccio di uno studioso del linguaggio per un’analisi non più emotiva dei relativi contenuti. Arcangeli, per aver manifestato le sue idee, riceve minacce di morte.

Racconta, assieme ad Antonello Sannino, presidente Antinoo Arcigay Napoli e a Claudio Finelli, delegato cultura Antinoo Arcigay Napoli, giornalista e scrittore, che ha moderato il dibattito, tanti orribili casi di discriminazione e violazione dei diritti degli omosessuali e di casi di omofobia.

Soffiano brutti venti in Europa, nel mondo. Oggi si parla nuovamente di chi è “normale” o “anormale”, si esibiscono croci celtiche e saluti fascisti, segnali preoccupanti di un’estrema destra che, lavorando sull’oblio e sulla spettacolarizzazione del dibattito, ci riporta a recenti epoche buie della storia.

Oltre a smontare le tesi inesistenti, omofobe, razziste e sessiste del generale, Arcangeli si è opposto agli inviti di Vannacci in una scuola, in Senato per ricevere un premio per la pace, in un educandato di Firenze, dove, invece, il preside terrà un’iniziativa sull’inclusione.

Il professor Arcangeli si pone criticamente rispetto all’adozione dello schwa, ricordando come la lingua italiana abbia già forme neutre, dette epicene, come “essere umano”, “individuo”, “persona”.

Si è parlato anche di favole alternative, senza riscrivere le antiche ritenute oggi politicamente scorrette.

James Finn Garner ha scritto “Politically Correct Bedtime Stories“, divertente rilettura parodistica di celebri fiabe come “Cappuccetto Rosso”.

Paola Cortellesi ha subìto un gioco al massacro mediatico per aver manifestato la sua idea sulla morale e sugli stereotipi veicolati da celebri favole.

Non dobbiamo buttar via tutte le opere del passato, ma recuperarne, invece, un senso che abbia valore oggi, per avere la percezione del progresso realizzato nella società o, altrimenti, avremo giovani culturalmente inermi.

E cerchiamo di fare attenzione al linguaggio, perché ancora oggi, nella comunicazione politica, vince la linea espressiva su quella argomentativa, la spettacolarizzazione, l’essere brillanti, che per alcuni politici è diventato vero e proprio brand. Recuperiamo il senso profondo delle parole, perché troppo spesso dalle parole si passa ai fatti.

 

(Finelli, Arcangeli, Sannino nella foto di Maresa Galli) 

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