Un quarto di secolo per Pulp Fiction

Redazione

di Angelo Matteo

Quando Quentin Tarantino diresse “Pulp Fiction”non era ancora il fenomeno e il regista di fama internazionale che è oggi. Era reduce dal suo esordio come regista, “Le iene”, che aveva avuto un buon successo ma non lo aveva ancora fatto conoscere al grande pubblico, e da qualche sceneggiatura scritta per registi all’epoca più blasonati (senza farsi mancare qualche screzio con questi ultimi, si veda il caso di “Assassini nati – Natural Born Killers”).

Per la sua opera seconda, dunque, ebbe sì a disposizione un budget abbastanza consistente, 8 milioni di dollari, che però servì quasi interamente a pagare il cachet degli attori. La sceneggiatura scritta da Tarantino insieme a Roger Avary, infatti, girava intorno alle vite di numerosi personaggi, per cui il regista volle attori famosi e, dunque, molto costosi. Il cast si componeva di John Travolta, Bruce Willis, Uma Thurman, Samuel L. Jackson, Tim Roth, Christopher Walken, Harvey Keitel e, in un ruolo minore, anche lo stesso Tarantino. Con questi attori il giovane regista decise di raccontare una storia assolutamente sgangherata, che ha segnato per sempre la storia del cinema.

La trama di Pulp Fiction non è facilmente riassumibile e in realtà non è neanche necessario farlo. Il piacere della sua visione, infatti, non sta nella storia o nel banale svolgersi delle vicende, ma nel modo unico e innovativo in cui Tarantino gestisce e articola questo svolgersi. La continua sovrapposizione dei piani temporali, la confusione riguardo alla relazione tra due parti della storia apparentemente scollegate, ma in realtà intimamente connesse, sono le caratteristiche che rendono una gioia e una sorpresa continua la visione del film, anche a quasi 30 anni dalla sua uscita.

Storie di gangster, storie d’amore, di droga, di vendetta, c’è di tutto in questa pellicola, che sembra crescere minuto dopo minuto con una precisione e un ritmo sopraffini. La sceneggiatura fu premiata con L’Oscar alla miglior sceneggiatura originale nel 1995.

“Pulp Fiction” rese il regista (e con lui buona parte del cast, quando non lo era già) una stella di grandezza internazionale. Il suo stile inconfondibile prese a essere imitato ovunque e il post modernismo divenne la corrente cinematografica di maggiore appeal. Tarantino al suo secondo lungometraggio segnò in maniera profonda la storia del cinema e non solo, tanto che oggi non si può parlare degli anni ’90 senza citare “Pulp Fiction” e non si può parlare della storia del cinema senza, prima o poi, nominare Tarantino.

Uscito nel 1994, “Pulp Fiction” è ancor oggi un film godibilissimo e straordinario, prima vera manifestazione del grandissimo talento del regista statunitense.

 

 

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