Apre la nuova stagione di prosa del Teatro Avanposto Numero Zero/ di Napoli. Vito Carnale: opera scritta, diretta e interpretata da Egidio Carbone Lucifero debutta in prima assoluta in Italia, sabato 25 gennaio 2025 alle ore 21 e alle 23.
Il progetto gode della produzione del Teatro Parioli Costanzo di Roma (dove replicherà a febbraio), Artisti Riuniti, Teatro Rendano di Cosenza e Teatro Avanposto Numero Zero. Il 15 e 16 febbraio 2025, Vito Carnale sarà rappresentato anche al Piccolo Teatro del Giullare a Salerno.
LA MESSINSCENA DI “VITO CARNALE”
La nuova opera del regista e drammaturgo debutta in un’inedita messa in scena: un monologo a sette voci, che con lui vede sul paloscnico, Selin Akman, Irma Ciaramella, Francesco Maria Cordella, Ottavia Orticello, Ludovica Turrini, Marcella Vitiello. Con la voce inedita di Enzo Moscato che recita il testo.

L’AZIONE
Sette personaggi abitano un insolito mondo sospeso tra realtà e sogno. Sette gargoyle/presenze occupano intricate macchine scenografiche e attraversano gli stati della Nigredo, Albedo, Rubedo – il processo alchemico progettato per dare origine alla pietra filosofale. Rappresentano metaforicamente gli attraversamenti dell’individuo nella propria esistenza.
Un cammino spirituale dell’essere umano, nel proprio percorso di crescita.
CHI E’ VITO CARNALE
Un uomo insolente, aspro, patetico, l’essenza spietata e sovversiva dei margini della vita. Urla la sua invettiva contro il consumismo dei sentimenti e l’ipocrisia di un tempo che lascia indietro chi non riesce a stare al passo con la società contemporanea.
Il suo monologo a più voci, la sua trascendenza disturbante, sfocia nella satira spietata, nel thriller. Chi è Angelina? Esiste? Di chi è quel corpo esanime riverso sul divano?
COSI’ IL DRAMMATURGO
«Vito Carnale è parte di un processo di studio sulla mia teoria dell’Attore Costitutivo. Il mio protagonista è una voce contro, inascoltata, un reietto che prova a ricercare la verità delle emozioni, la sua voce si frantuma in tante altre. Una scomposizione di particelle in un corpo unico. Vito ci suggerisce di guardarci dentro e gettare le maschere, prima che la vita diventi un feticcio di plastica».
