Mescola rito e attualità. Mondo antico e contemporaneità Antonio Latella nella sua denuncia contro la società, la politica, la magistratura. Una mentalità ancora beceramente maschilista. Per urlare la verità.
Caratteristiche dell’eroina dei fumetti scelta per dare il titolo al suo ultimo lavoro. “Wonder woman”, ancora in scena oggi con due repliche, al Teatro Nuovo di Napoli.
Prima eroina femminile della DC Comics, Wonder woman è considerata una delle tre icone fondanti l’universo della DC Comics, insieme a Batman e Superman. «Il miglior rimedio per rivalorizzare le qualità delle donne è creare un personaggio femminile con tutta la forza di Superman e in più il fascino di una donna brava e bella», scriveva il suo creatore William Moultom Marston nel 1941.
Anch’egli partiva dall’Olimpo. Wonder woman è figlia di Zeus e Ippolita, dotata di coraggio, amazzone che combatte per affermare la verità.
Così, la protagonista della pièce, chiamata solo “vichingo”, come definita dagli stupratori, ha il coraggio e la forza di denunciare i sei violentatori.

Ma si sa la giustizia è poco giusta. Latella trasforma il pubblico in spettatori degli interrogatori mille volte ripetuti negli uffici della polizia. E nell’aula del tribunale, in cui i colpevoli vengono assolti. Una recitazione convulsa in cui si alternano le domande degli agenti alle risposte della vittima. Il giudizio dei giudici che la trasformano in colpevole. Il ragionevole dubbio della corte e l’accusa di averlo voluto lei, la quindicenne peruviana ubriaca, confusa, seppur sanguinante, squarciata e offesa da membri maschili, ricucita e medicata.
Quattro magnifiche attrici (Maria Chiara Arrighini, Beatrice Verzotti, Chiara Ferrara, Giulia Heathfield Di Renzi) sono una sola voce, quella della vittima, che urla l’autenticità dei fatti.
Con una regia ben congegnata, Latella non lascia allo spettatore un attimo di pausa tra le reiterazioni di domande, accuse, giudizi, sciorinando un testo che sarebbe didascalico, perché racconta di una brutta storia di cronaca.
E ancor più in chiusura, coinvolge gli attentissimi presenti con una danza parossistica, quasi tribale nei costumi e nei gesti, che sembrano parole. Di seduzione, violenza, vendetta, sulla colonna sonora composta da Franco Visioli, su una base di organo. C’è sul palco un’eroina, Wonder woman, che accusa, denuncia, spinge a riflettere. A dimenticare la frequenza cui ci si abitua, a spegnere la televisione, a partecipare all’orrore non riconosciuto.
Così, ancora una volta, la violenza contro una donna diventa rito teatrale.
