
Anni fa a un critico cinematografico sembrò di aver visto Tilda Swinton in un film che non aveva in realtà mai interpretato, trattandosi di un Indiana Jones di Steven Spielberg con Cate Blanchett. Il corpo camaleontico di questa attrice mimetica e duttile sembra apparire in pellicole da lei mai girate e nell’ultima fatica cinematografica di Pedro Almodovar conferma la tesi, siccome si sdoppia nel finale col personaggio di Michelle, figlia della protagonista de La Stanza Accanto, ovvero la malata terminale Martha.
JULIANNE MOORE E TILDA SWINTON
Affilata come un rasoio o una cesoia, il premio Oscar scozzese è impegnato in una gara di bravura con la collega americana Julianne Moore, altro premio Oscar. Entrambe dirette da un terzo premio Oscar, il regista spagnolo più famoso all’estero dopo Luis Bunuel, hanno ottime chance nell’imminente stagione dei premi, dopo il Leone d’oro conquistato a Venezia dall’eccellente direttore d’attori castigliano, nonché le prime nomination agli EFA, gli European Film Awards 2024, e ai Golden Globe 2025.
ALMODOVAR
Al regista manchego manca da sempre la Palma d’Oro al Festival di Cannes, ma la sua Stanza Accanto ha ruggito di forza all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Musicato dall’ottimo e fidato Alberto Iglesias, che sta ad Almodovar come Rota stava a Fellini, Morricone a Leone e Tornatore e John Williams a Spielberg, il lungometraggio affronta una tematica forte.
LA MALATTIA

Almodovar torna a 20 anni di distanza dal film che gli regalò l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale, Parla con lei, sul tema della malattia e della convalescenza, anche se essa aveva già fatto capolino negli Abbracci Spezzati o in Tutto su mia madre, le svolte più mature in carriera.
Si confronta per l’ennesima volta col rapporto conflittuale madre figlia, come aveva già fatto in Volver o in Julieta (le consacrazioni da maestro); e non risparmia frecciatine politiche attuali, come accaduto già in Madres Paralelas sui desaparecidos della Guerra Civile Spagnola o in Carne Tremula col franchismo sepolto dalla movida libera e democratica nelle strade natalizie di Madrid (stavolta è l’avanzare delle destre fanatiche nel mondo).
LA VICENDA
La storia si svolge a New York, dove la scrittrice Ingrid ritrova l’amica giornalista, ex inviata di guerra, alle prese con la battaglia più importante della sua vita: quella contro un tumore ormai troppo esteso. Martha non ha più voglia di combattere e decide di ricorrere all’eutanasia con una pillola illegale. Chiede a Ingrid di aiutarla nel trapasso, proteggendola però da future accuse di concorso e complicità.
FOTOGRAFIA, LUCI E COLORI IPERSATURI
La Swinton, spigolosa al pari di una delle figure femminili di Tamara De Lempicka, o come una modella di Helmut Newton nel finale sul lettino dai colori ipersaturi (una prassi nella fotografia, nei costumi e nelle scenografie di Almodovar), gioca di sottrazioni. La Moore è intensa e dolente persino nell’incontro col nostro Alvise Rigo, personal trainer empatico. Almodovar cita I Morti da Gente di Dublino di Joyce e fa centro ancora una volta.
