
Uscito in sala in Italia a ridosso di Halloween a ottobre scorso, The Substance sta facendo ritorno, complici le nomination all’Oscar meritatissime.
In primis per la regista francese Coralie Fargeat e per la sua interprete principale, sempre snobbata dal grande slam della stagione dei premi in più di 30 anni di carriera all’attivo.
Demi Moore fa ritorno al cinema con una performance maiuscola, gigantesca: dopo aver guadagnato il Golden Globe, potrebbe bissare, vincendo il suo primo Academy Award.
IL RITORNO DELLA MOORE CON THE SUBSTANCE
L’indimenticabile protagonista di Ghost sfoggia un corpo nudo invidiabile a più di 60 anni, con cui mettersi completamente in gioco in questa interpretazione “fisica”.
Il bisogno di sentirsi eternamente giovani e in forma affligge infatti la sua Elisabeth Sparkle, fragile attrice decaduta di Hollywood, che ha ripiegato sul fitness aerobico in tv (come Jane Fonda negli anni ’80), al netto di statuette vinte e della stella sulla Walk of Fame di Los Angeles.
UNA STELLA SUL VIALE DEL TRAMONTO

La sua stella apre e chiude il film (già un cult), con quel cognome che brilla al pari della fama fugace e dei sogni effimeri di bellezza.
Licenziata a ridosso del suo compleanno da Harvey, volgarissimo e sessista produttore del suo show (nomen omen, come quel Weinstein seppellito dal metoo, e con ciuffo simil Trump l’attore Dennis Quaid), vittima di un terribile incidente da cui esce illesa, Elisabeth trova rifugio alle sue insicurezze e rimedio alla depressione in una chiave USB: The Substance.
ELISIR DI GIOVINEZZA E BELLEZZA

L’elisir di lunga vita e giovinezza sempiterna è un siero giallo, sostanza misteriosa disponibile sul mercato nero.
La nascita del suo clone simbiotico – dopo l’inoculazione – dalla schiena, nella prima scena body horror, è solo l’assaggio di questo tuffo nel genere gore e splatter, caro al Peter Jackson delle origini.
LE CITAZIONI CINEFILE
La Fargeat cita subito la toilette bianca e rossa di Shining, l’ortogonalità della stanza di 2001 Odissea nello Spazio nel bagno di casa e le fontane di sangue degne di Kill Bill 1 e dell’ascensore dell’Overlook Hotel di Kubrick (Tarantino avrà sicuramente adorato la scena finale sul palco televisivo).
C’è ovviamente anche la citazione di Carrie lo sguardo di Satana in questo Ritratto di Dorian Gray 2.0 spinto all’estremo come nei film di Lanthimos (eccellente il lavoro sul sonoro, inquietante e disturbante, così come la fotografia grandangolare).
IL CONSUETO PATTO COL DIAVOLO

Elisabeth stringe un patto settimanale col diavolo per annullare le (poche) rughe e riconquistare ribalta e successo attraverso il corpo tonico e sodo di Sue, suo doppio e malato alter ego.
Ma ogni accordo, se violato, porta a conseguenze devastanti e inimmaginabili: la Sparkle si trasforma in una strega deforme e spettrale, degna della vecchia di Shining.
La metamorfosi approda in una sorta di Gorgone Medusa, passando per una versione di Elephant Woman vestita da Cenerentola alla mezzanotte di capodanno (con reminescenze de La Mosca di Cronenberg e de La Cosa di Carpenter): una bella gara quest’anno col mostruoso figlio del professore in Parthenope di Sorrentino.
THE SUBSTANCE, METAFORA DEL 2024 IN AMERICA
Metafora di un annus horribilis – il 2024 con le elezioni USA – e allegoria dell’America che vomita sé stessa e partorisce mostri: figli del sonno della Ragione e degli “incubi” di gloria promessa nei roboanti discorsi del tycoon.
