
Sulle strane abitudini alimentari dei grandi criminali della Storia, e sulla necessità per re, regine e dittatori di ogni epoca di avere sempre un assaggiatore dei propri pasti, per scongiurare le cospirazioni, si è dibattuto spesso, ai limiti della leggenda. Tra sovrani e imperatori, leader e capi supremi non fa eccezione nemmeno la figura di Adolf Hitler, e c’era da aspettarselo data la complessità psicopatica del Fuhrer. Le assaggiatrici, titolo del nuovo film di Silvio Soldini (in sala dal 27 marzo 2025) e del romanzo omonimo di Rosella Postorino, svela i segreti di una storia sconosciuta ai più, l’ennesimo tassello della barbarie nazista (perpetrata stavolta sul corpo delle donne).
DAL LIBRO LE ASSAGGIATRICI
La vicenda, molto romanzata, è tratta dal libro vincitore del premio Campiello 2018 che si ispira a quella di Margot Wolk (morta nel 2014) per il personaggio di Rosa Sauer, assaggiatrice personale di Hitler insieme a un gruppo di altre 13 donne (sono 7 invece nella pellicola).
LA VICENDA DI MARGOT WOLK E DELLE ASSAGGIATRICI

Solo nel 2012, a 95 anni, la Wolk si decise a rivelare al mondo il suo ruolo a due passi dalla Tana del lupo, il famigerato bunker della Prussia Orientale dove il capo supremo del Terzo Reich decideva le sorti di mezza Europa.
Il racconto che ne è derivato offre un piccolo spaccato della Germania degli anni ’40, complice suo malgrado del disastro in atto, a tratti consapevole e ancora fieramente sostenitrice del Nazismo, anche a disfatta imminente e davanti all’orrore più evidente.
Le assaggiatrici di Soldini sono tutte giovani, povere, con mariti o fratelli al fronte, il più delle volte dispersi, cui viene offerto un compito terrificante e sgradevole, ma ben pagato: nutrirsi del cibo vegetariano di Hitler per prevenire gli avvelenamenti da cui era ossessionato.
Nutrimento che diventa veleno potenziale a ogni assaggio di purè e minestre, a ogni boccone di torta, a ogni sorso di zuppa. Come nel classico piano nazista che si rispetti, il primo pasto è servito a tradimento, come la finzione messa in scena nei campi di concentramento.
LAVORO SUL SONORO

I campi medi, l’assenza di musica nelle scene dei pasti e la concentrazione solo sulle parole dello chef e sul tintinnio delle posate sui piatti contribuiscono ad accrescere la tensione, emotiva e psicologica.
NIENTE TULIPANI, SOLO IL PANE PER LE ASSAGGIATRICI
Soldini, che ci aveva abituati nei primi anni 2000 a pellicole leggere alternate ad altre più pensose e intimiste, con Le assaggiatrici si colloca decisamente nel suo filone più drammatico. Le sue donne cercano il pane, ma non hanno tempo per i tulipani in questa tempesta, per citare Pani e Tulipani e Agata e la tempesta.
Bruciano nel vento (altro suo vecchio titolo) che circonda ormai il Reich, tra confessioni, segreti, rivalità e innamoramenti fatali. Un cast estero azzeccato per una buona prova d’attrici e di regia per un film che si perde un po’ sul finale (la sceneggiatura, forse). L’importante è deglutire e aspettare un’ora prima di servire pranzo e cena a Hitler. Piatti rigorosamente privi di carne.
