Attore, autore, narratore e regista di opere teatrali, molte delle quali trattano temi cari alle popolazioni della sua terra, la Basilicata, e del Mezzogiorno in generale. Appare anche, saltuariamente, come attore di cinema e televisione. Ulderico Pesce è il protagonista dell’ultimo appuntamento romano al Teatro di Villa Lazzaroni con la seconda edizione della Rassegna “Il Teatro di Ulderico Pesce a Roma”. Domenica 18 maggio 2025 sarà difatti in scena lo spettacolo “Il cuore degli alberi”, di e con Ulderico Pesce e con Almerica Schiavo.
Domenica prossima in scena con “Il cuore degli alberi”.
“Il cuore degli alberi narra la storia di Irene, un’attrice di teatro e fiction televisive in profonda crisi. E’ perciò un giorno, stufa di ciò che le succede intorno, sale su un autobus alla stazione Tiburtina di Roma. E inizia così inizia un viaggio senza conoscerne la destinazione. Dopo qualche ora il bus si ferma in una stazione di servizio di periferia, immersa nel buio tra colline e montagne, e Irene scende per andare in bagno. Le scritte sulle pareti la distraggono, e la corriera riparte senza di lei. Uno strano tipo, Barbato, dal bagagliaio di un altro autobus prende dei pacchi contenenti medicinali per anziani e li carica nella sua macchina. Irene si avvicina per aiutarlo, poi gli chiede di seguirlo. Per nulla attratta dalla bellezza fisica dell’uomo, piuttosto disorientata perché a quel punto non sa dove andare. Lì inizierà la scoperta di una nuova vita”.
In che senso?
“In mezzo agli alberi la protagonista troverà una soluzione, comprendendo tutto ciò da cui si deve allontanare: la ricerca del successo a tutti i costi, l’apparire, l’esibizione, il voler essere consumatore di prodotti. Insomma, si allontana da tutto ciò che è antropocentrismo, da tutto ciò che pone l’uomo al centro dell’Universo”.

Ci racconta di Barbato, il suo personaggio?
“Barbato le aprirà gli occhi dicendole che per vivere meglio deve diventare vergine, cioè cancellare tutte le sovrastrutture che si porta dietro da anni, figlie di questa cultura del successo e dell’apparire. Lei inizierà questo percorso scoprendo la vita degli alberi, che usa un altro linguaggio meno umano e comprensibile, ma pieno di mistero e fascino. Le sue angosce saranno perciò placate grazie al cammino illustratole da Barbato, molto più simile a lei di quanto si pensi”.
Ci spoilera il finale?
“Perché no. Si scoprirà alla fine che Barbato è stato anch’egli un attore di teatro in gioventù, scappato da quel mondo fatto di lustrini ed esibizione, strutturato sul concetto di successo e visibilità, per cercare la sua dimensione in mezzo agli alberi, creando un mondo alternativo e recitando per la natura”.

“Il cuore degli alberi” è l’ultimo appuntamento della seconda edizione della Rassegna “Il Teatro di Ulderico Pesce a Roma”. Il bilancio com’è?
“Assolutamente positivo. La cosa che mi è piaciuta di più è che il Teatro di Villa Lazzaroni mi ha dato l’opportunità di presentare un vero e proprio percorso di ricerca, e non dei prodotti finiti. Tale processo credo sia di maggior attrattiva a rispetto a un prodotto già finito. Perché ad esempio questo spettacolo, rappresenta la mia idea di teatro: non composto da prodotti finiti da mostrare, ma da processi di costruzione artistica. Gli spettacoli non devono essere messi in scena per la propria felicità, come avviene spesso, ma dal dovere interiore nel trattare temi e personaggi che inseriscono l’artista insieme agli altri. Non solo quindi, ma con gli altri. No insomma al narcisismo artistico.”.
E’ una critica al teatro italiano attuale?
“Certo, perché è un teatro strutturato sulle esibizioni, sul successo a tutti i costi, sull’apparenza”.
Altri progetti?
“Ci sono tre testi a me cari, due sui quali già sto lavorando e uno ancora da mettere in cantiere. I primi due parlano uno della strage nazista di Matera nel 1943, l’altro della storia di una donna emigrante di fine Ottocento, che dalla Basilicata va poi a finire nel deserto di Atacama in Perù. Infine sto pensando di scrivere un testo su un argomento a me caro: l’Apocalisse di Giovanni. Spero di riuscire a portali in scena tutti e tre”.
