Il Teatro La Fenice di Venezia ha riaperto il sipario su uno dei titoli più amati del repertorio pucciniano: “Tosca“, in scena dal 29 agosto 2025 con cinque repliche fino al 7 settembre. Questo nuovo allestimento, firmato dal regista Joan Anton Rechi, si distingue per una rilettura contemporanea che colloca la vicenda in una dittatura anonima degli anni Cinquanta, senza riferimenti precisi, ma con un’atmosfera cupa e oppressiva. A guidare l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice — insieme ai Piccoli Cantori Veneziani — è il maestro Daniele Rustioni, il cui gesto direttoriale potente e appassionato riesce a far vibrare ogni sfumatura emotiva della partitura pucciniana.

LA TRAMA: AMORE, GELOSIA E TRAGEDIA
“Tosca” è un’opera in tre atti che intreccia amore, gelosia, ideali politici e violenza. Il pittore Mario Cavaradossi nasconde l’ex console repubblicano Cesare Angelotti, fuggito da Castel Sant’Angelo. Ma il barone Scarpia, capo della polizia, fiuta il tradimento e cerca di incastrare Cavaradossi, usando la gelosia della cantante Floria Tosca come strumento. Scarpia offre a Tosca la salvezza del suo amato in cambio di sé stessa. Ma il prezzo del compromesso è altissimo e la tragedia si compie: Tosca uccide Scarpia, ma scopre troppo tardi che il finto plotone d’esecuzione ha davvero ucciso Mario. L’opera si chiude con il celebre suicidio di Tosca.

LE INTERPRETAZIONI
Chiara Isotton dà voce a una Tosca intensa, lirica e drammatica, riuscendo a fondere fragilità e forza in una performance vocalmente impeccabile. Il suo “Vissi d’arte” è stato un momento di pura sospensione emotiva, un canto disperato che ha commosso l’intera sala.
Riccardo Massi interpreta un Mario Cavaradossi ardente, dalla vocalità robusta e luminosa. La sua esecuzione di “E lucevan le stelle” ha confermato una grande padronanza tecnica e una partecipazione emotiva che ha saputo conquistare il pubblico.
Devid Cecconi è un barone Scarpia inquietante e raffinato, più subdolo che urlato, perfettamente in linea con la visione registica. La sua presenza scenica domina il secondo atto, trasformandolo in un crescendo di tensione psicologica.
Mattia Denti dà voce a un Angelotti nobile e credibile, mentre Matteo Peirone si sdoppia efficacemente nei ruoli del sagrestano — comico e umano — e di Sciarrone, cupo e minaccioso. Cristiano Olivieri è un convincente Spoletta, servo zelante e ambiguo.

LA REGIA
La regia di Rechi riesce a rendere universale la vicenda storica, enfatizzando il potere sottile della paura nelle dittature moderne. La scena è spoglia, essenziale, ma sempre funzionale alla narrazione; i costumi di Giuseppe Palella rafforzano l’ambiguità temporale del contesto.
Daniele Rustioni guida l’ensemble con energia travolgente, cesellando ogni dettaglio orchestrale con grande sensibilità. L’intesa tra buca e palcoscenico è perfetta, grazie a un lavoro profondo con il cast e il coro, diretto da Alfonso Caiani.
Questa Tosca alla Fenice non è solo un’opera: è un’esperienza emotiva totalizzante. Un allestimento da non perdere.
Puccini dal mondo. Magia pura e incanto – ENNETI – Notizie Teatrali
