Il 25 gennaio 2026 “Simon Boccanegra” di Giuseppe Verdi è andato in scena al Teatro La Fenice di Venezia in un nuovo allestimento che restituisce tutta la forza drammatica e politica di uno dei titoli più complessi e affascinanti del catalogo verdiano. L’opera, quinta composta da Verdi per il teatro veneziano, torna a parlare al presente con rara lucidità.

LA TRAMA
La trama si muove nella Genova del Trecento, lacerata da conflitti tra patrizi e popolani. Simon Boccanegra, ex corsaro, viene eletto doge. Il potere, però, non cancella il dolore privato. Simon ha perso l’amata Maria e crede morta anche la figlia. Anni dopo, la giovane Amelia Grimaldi si rivela essere proprio Maria Boccanegra. Attorno a questo riconoscimento si intrecciano intrighi politici, vendette e rancori mai sopiti. Jacopo Fiesco, padre di Maria, resta prigioniero dell’odio verso Simon, mentre Paolo Albiani ordisce una trama oscura che porterà alla morte del doge. La riconciliazione finale tra Simon e Fiesco arriva solo sul limite estremo della vita.

I TEMI
LA REGIA
La regia di Luca Micheletti, al suo primo confronto con questo titolo, scava proprio in questa dimensione intima. La scena diventa uno spazio dell’anima, dove il dolore personale e quello collettivo si riflettono l’uno nell’altro. Le scene di Leila Fteita sono essenziali e simboliche, attraversate da luci scolpite dal light design di Giuseppe Di Iorio. I costumi di Anna Biagiotti evocano un Medioevo severo, senza compiacimenti decorativi, al servizio del dramma.

