Da qualche anno, i cinema di Napoli sono diventati argomento di ricerca e discussione. Da Giancarlo Giacci con la sua precisa ricognizione delle sale chiuse da decenni. Alberto Castellano, saggista e critico cinematografico, che continua il racconto di un’arte che, come tante, ha avuto un importante sviluppo nella città partenopea. Era napoletana anche la prima regista: Elvira Notari. A lei, infatti, sono dedicati alcuni eventi proprio in queste settimane.
Ma veniamo al volume di Antonio Tedesco “Napoli, un film lungo un secolo”, appena uscito per Kairòs edizioni (pagine 372, euro 25). Per lui “Napoli non è un “genere”, ma un’idea, un concetto trasversale che i “generi” li ha attraversati, assoggettandoli quasi sempre alle proprie specifiche caratteristiche”. Osservazione che riguarda proprio gli artisti nati a Napoli che, in un modo o nell’altro, riescono a ri-creare idee, oggetti, ricette, caratterizzandole in modo originale.

L’autore ha diviso il volume in due parti. La prima, dedicata alle origini dell’esperienza del cinema muto. La seconda, invece, è dedicata alla storia del sonoro, cominciata negli Anni Trenta.
E di nomi citati ce ne sono tanti. Dalla Notari, appunto, prima donna regista, a Gustavo Lombardo, a Salvatore Piscicelli, Antonio Capuano, Francesco Rosi, Mario Martone. Per non dimenticare i tanti non napoletani che ne hanno parlato e a Napoli hanno lavorato. Come Rossellini, Nanni Loy, Lina Wertmuller e tanti altri. E poi, l’incontro fra cinema e teatro con Viviani e i De Filippo, la marionetta Totò. Soffermandosi anche sulla Napoli, location per il set.
IL CINEMA SPECCHIO FEDELE
Il Cinema è considerato come uno specchio fedele che fissa sulla pellicola la storia, le evoluzioni, le difficoltà, le contraddizioni di questa città. I diversi generi cui appartengono le pellicole, certo legate ai tempi, ma che si ripetono diverse ma uguali. Dal comico al tragico. Dal filosofico al musicale. Dalla giustizia alla camorra. Dall’amore alla violenza.
L’ultimo capitolo, l’undicesimo, affronta il mezzo digitale. “Aria nuova – si chiede l’autore – O “Aria ferma”, citando il film di Leonardo Di Costanzo.
“Napoli, un film lungo un secolo” è un racconto del Novecento osservato e ‘guardato’ attraverso il grande schermo, trainato dal lungo filo legato alla Sirena più famosa del mondo.
