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Tracey Emin: la vita come opera d’arte alla Tate Modern

Andrea Di Maso

Alla Tate Modern di Londra, la grande retrospettiva “A Second Life” ripercorre quarant’anni di carriera di Tracey Emin, una delle artiste britanniche più influenti e controverse della contemporaneità. La mostra, aperta fino al 31 agosto 2026, riunisce oltre novanta opere tra dipinti, installazioni, neon, ricami, video, fotografie e sculture, offrendo il ritratto di un’artista che ha trasformato la propria esistenza nella materia stessa della sua ricerca.

I watched myself die and come alive
I watched myself die and come alive

L’ARTISTA

Fin dagli anni Novanta, quando emerse come figura di punta degli Young British Artists, Tracey Emin ha abbattuto ogni confine tra pubblico e privato. Le sue opere raccontano senza filtri la violenza subita, gli aborti, le relazioni sentimentali, il desiderio, la depressione, la dipendenza, la malattia e, più recentemente, la rinascita dopo il tumore alla vescica. Per Emin l’autobiografia non è un espediente narrativo, ma un linguaggio artistico: ogni opera è una confessione, un atto di vulnerabilità che diventa esperienza universale.

My bed
My bed

LA MOSTRA

Il titolo “A Second Life” richiama proprio questa idea di rinascita. Dopo la grave malattia affrontata negli ultimi anni, l’artista ha trovato una nuova energia creativa, continuando a dipingere e a interrogarsi sul corpo, sulla fragilità e sulla possibilità di sopravvivere al dolore. La retrospettiva evidenzia come il filo conduttore dell’intera produzione non sia lo scandalo che spesso l’ha accompagnata, ma una profonda ricerca di verità emotiva.
Il percorso espositivo si apre con le opere che hanno reso celebre Emin in tutto il mondo. Al centro della mostra torna “My Bed” (1998), la celebre installazione candidata al Turner Prize: un letto disfatto circondato da bottiglie vuote, mozziconi di sigaretta, biancheria intima e oggetti personali. Più che una provocazione, è il ritratto di un momento di profonda crisi esistenziale, un’opera che ha cambiato per sempre il dibattito sull’arte contemporanea.
Accanto alle installazioni trovano spazio i celebri neon, nei quali brevi frasi scritte con la calligrafia dell’artista diventano dichiarazioni d’amore, confessioni o grida di dolore. I ricami e i tessuti conservano la dimensione intima del diario personale, mentre fotografie e video raccontano gli anni della formazione e della scoperta della propria identità.

Una parte significativa della mostra è dedicata ai dipinti degli ultimi anni. Figure femminili appena accennate, corpi vulnerabili e pennellate gestuali raccontano un dolore che si trasforma in forza espressiva. La pittura, oggi considerata il cuore della sua ricerca, assume un’intensità quasi espressionista, lontana dalla provocazione mediatica degli esordi e sempre più orientata a riflettere sulla mortalità, sull’amore e sulla resilienza. Le recenti sculture in bronzo completano questo percorso, dando forma tridimensionale a corpi fragili ma tenaci, simboli di una continua rigenerazione.

Everyone has been here
Everyone has been here
“A Second Life” non è soltanto una retrospettiva, ma un viaggio dentro una biografia vissuta senza maschere. La Tate Modern restituisce tutta la complessità di Tracey Emin, mostrando come la sua arte non cerchi mai la provocazione fine a se stessa, bensì la possibilità di trasformare il trauma in memoria condivisa. Il risultato è una mostra intensa, spesso difficile, ma di straordinaria forza emotiva, che conferma l’artista inglese come una delle voci più autentiche e coraggiose dell’arte contemporanea.
(Fotografie di Andrea Di Maso)

INFO 

Mostra ” A second life” di Tracey Emin alla Tate Modern di Londra fino al 31 agosto 2026
Biglietti – intero € 22 – ridotto €15

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