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Danza, Massarotti presenta “Always in Between”

Danila Liguori

Il concetto di attesa analizzato e vissuto tramite una sorta di ricerca sperimentale. A spiegarci il progetto è Margherita Massarotti, un’artista italiana con base a Barcellona. Attraverso il suo lavoro, esplora approcci multidisciplinari alla performance e cerca nuovi modi in cui il corpo può abitare lo spazio. Inizia a danzare in una scuola di quartiere a Barcellona, accostandosi prima all’hip hop e poi alla danza classica e contemporanea. Attualmente porta avanti diversi progetti personali Always in Between, sostenuto dal Kunstencentrum BUDA (Belgio) e Old Mine (Finlandia) e attuato con il compagno di lavoro, l’artista svedese-americano Markus Hallmark.

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Margerita Massarotti e Markus Hallmark

Ci parla di Always in Between?

“Always in Between è un processo ancora in costruzione, non è un lavoro finito. Non c’è ancora una première, ci stiamo lavorando. E’ comunque un’esplorazione dell’attesa: un limbo inevitabile in cui i significati si dissolvono e le contraddizioni emergono. Nasce perché il mio compagno di lavoro Markus sentiva l’esigenza di parlare dell’attesa appunto, e in particolare dell’attesa del cambiamento nell’altra persona. Ci siamo interrogati su quello che succede mentre aspetti che una persona cambi. Da qui esplorazione e ricerche sul tema dell’attesa, una ricerca personale e artistica che culmina in una performance particolare”.

Come si svolge l’esibizione?

“Attraverso una scenografia dinamica di teli sospesi che mutano continuamente posizione e funzione. Prendiamo un atto quotidiano come quello di stendere le lenzuola, ma utilizzando il concetto assurdo di stenderle da asciutte e poi bagnarle, giocando con la loro interazione e quella dei corpi. Una sorta di disordine a livello temporale e consequenziale. Il pezzo si sviluppa attraverso una ricerca concettuale che traspone il tema dell’attesa nella scenografia e nel movimento. Elemento fondante della performance è l’immaginario delle lenzuola appese, che rappresentano l’unica costante nel tempo dell’aspettare: lo scorrere del tempo stesso. L’acqua evapora, le lenzuola si asciugano. Stenderle diviene così l’atto di esporre all’esterno, sotto lo sguardo altrui, la dimensione più intima della nostra esistenza.

Nel corso della performance, le lenzuola si trasformano in un oggetto di interazione, diventando un’estensione del corpo e dello spazio in perenne metamorfosi. Attraverso differenti configurazioni dei tessuti si gioca con la dialettica del visibile e dell’invisibile per il pubblico, mentre lo spostamento dei fili del bucato decostruisce la concretezza dello spazio scenico. La ricerca sperimenta la reazione delle lenzuola con l’acqua e con il corpo, indagando le qualità fisiche ed espressive che scaturiscono dall’azione coreografica. Il movimento nasce direttamente da ciò che avviene spontaneamente durante un’attesa. Tutto gravita attorno al tema dell’attesa”.ALWAYS 2

Attesa vista come un concetto positivo o negativo quindi?

“Direi entrambi. L’attesa è in noi costantemente, e può essere contradditoria. Puoi provare piacere nell’attendere, ma anche frustrazione e dolore. Dipende da cosa e come lo attendi, e proprio questo suo caos è in realtà la cosa affascinante.

La ricerca si propone di svelare perciò ciò che dimora nel tempo dell’attesa, affrontando una dimensione dell’esistenza che tentiamo costantemente di eludere. Si genera una sospensione di senso in cui l’immaginazione e il potenziale infinito collidono con paura e impazienza. Qui risiedono i paradossi insolubili dell’attendere: una dimensione transitoria eppure costante, immaginaria e insieme concreta, quotidiana ed esistenziale. Riconoscere tali contraddizioni diviene l’atto necessario per accoglierle e attraversarle”.

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