Attore, commediografo, regista. Nella sua carriera ha spaziato tra teatro, suo primo amore, tv, cinema, scrittura. Lui è Gianfelice Imparato, classe 1956, nato nel napoletano a Castellammare di Stabia, che sarà in scena presso il Teatro Cilea di Napoli con Il medico dei pazzi dal 5 novembre 2026. In origine ‘O miedeco d’e pazze, una delle ultime opere di Eduardo Scarpetta del 1908, diventa poi a cinema Il medico dei pazzi, un celebre film con la magistrale interpretazione dell’indimenticato Totò nel 1954.

Dal prossimo 5 novembre 2026 la vedremo al Cilea con Il medico dei pazzi. Cosa devono aspettarsi gli spettatori?
“Tutti sapranno che è la storia di Ciccillo, nipote di don Felice Sciosciammocca, ricco proprietario terriero, che si è recato a Napoli. Lì, sovvenzionato dallo zio e da sua moglie Concetta, ha finto di studiare medicina, di essere divenuto un rinomato psichiatra e di dirigere un manicomio, mentre invece si è dato al gozzoviglio. Quando lo zio decide di andarlo a trovare, lui fingerà non solo di essere un rinomato psichiatra, ma anche di aver aperto una clinica. Da qui una serie di equivoci e peripezie. Una commedia davvero divertentissima. Che però, rispetto all’originale, ha una novità introdotta dal regista Leo Muscato”.
Di cosa si tratta?
“Ha ambientato l’opera all’inizio degli anni Ottanta, quando è entrata in vigore la legge Basaglia, che sancì la chiusura dei manicomi. Questo dettaglio rende l’equivoco che la struttura presentata allo zio non fosse in realtà un manicomio, ancora più credibile, ed esilarante come lo zio ci sia invece cascato”.

‘O miedeco d’e pazze è stata una delle ultime commedie di Scarpetta, diventata poi un film con il mitico Totò. Lei sente di aver tratto maggiore ispirazione da quale delle due versioni?
“Sicuramente da quella teatrale. Se parliamo del personaggio invece, le posso dire che cerco sempre di portare in scena una versione personale, data innanzitutto dalla diversa ambientazione temporale voluta dal regista, e cioè gli anni Ottanta, e non l’inizio del Novecento come l’originale. Poi anche perché nelle orme, quando sono molto profonde come nel caso di Scarpetta e Totò, rischi poi di caderci dentro”.
Lei ha lavorato a teatro, per il cinema, la tv, ha scritto. In quale di queste vesti di artista si sente più comodo?
“Il teatro resta sempre il mio primo amore, la mia casa prediletta, ho iniziato cinquant’ anni fa, e con gioia continuo ancora. Anche il cinema però ha esercitato su di me un grande fascino”.
Sarà in giro tutta la stagione teatrale in corso con Il medico dei pazzi?
“Torneremo ad esempio a Milano, e poi Torino, inaugureremo il Teatro dell’Aquila che è stato appena ristrutturato; aver scelto il nostro spettacolo per l’inaugurazione è stato per noi motivo di gioia”.





