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A complete unknown, il Bob Dylan di Chalamet

Renato Aiello

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A complete unknown

Forte di 8 nomination, di ottime interpretazioni (tre attori in cinquina) e di una discreta regia, A complete unknown segna il ritorno di James Mangold agli Oscar quasi 20 anni dopo il film su Johnny Cash, Walk the line, uscito in Italia nel 2006 col titolo Quando l’amore brucia l’anima. Le biografie musicali piacciono da sempre all’Academy e anche stavolta si conferma la regola, col Bob Dylan interpretato da un Timothée Chalamet in stato di grazia.

Pare che Dylan non abbia voluto incontrare l’attore di Chiamami col tuo nome, che è impegnato in questo film, da poco uscito in sala, in una buona performance, a tratti mimetica – forse – ma sempre lodevole.

CHALAMET INTERPRETA BOB DYLAN

Chalamet

Fu più intenso e lo scavo psicologico risultava più profondo nella pellicola di Guadagnino Call me by your name, con cui Chalamet si impose all’attenzione di tutti 7 anni fa, ma A complete unknown resta pur sempre un biopic convenzionale.

Chalamet se lo prende sulle spalle interamente e guadagna la sua seconda candidatura agli Oscar prima dei 30 anni, ben supportato da comprimari eccellenti: Edward Norton (tra i migliori attori non protagonisti agli Oscar 2025), nei panni del mentore di Bob Dylan (di sicuro il loro incontro rappresentò la svolta per il “menestrello d’America”), Pete Seeger; e la bravissima Monica Barbaro, (tra le migliori attrici non protagoniste del 2025 agli Academy Award), statunitense di ascendenze italiane, che ci regala una stupenda Joan Baez, forte, decisa, determinata, capace di tenere testa a Dylan/Chalamet per tutto il film (forse superandolo di tanto in tanto).

LA CONTROCULTURA

Per gli appassionati della Controcultura, i nostalgici e i fan di Dylan questo film è un toccasana, un tuffo negli anni ’60; per i più giovani rappresenta l’occasione di scoprire uno dei più grandi cantautori viventi, premio Oscar, Pulitzer e Nobel per la Letteratura (quest’ultimo tra l’altro mai ritirato a Stoccolma).

LA SVOLTA ROCK DI BOB DYLAN

A complete unknown – poster

L’opera di Mangold è tratta dal romanzo Dylan Goes Electric! di Elijah Wald, che ripercorre la svolta elettrica nella carriera di Bob Dylan.

Celebratasi nella cornice del festival folk di Newport, essa fu vista dai puristi del genere (notevole il segmento finale del film) come il tradimento di Bob Dylan coi suoi innesti rock, causa di non pochi malumori nel pubblico e scontri tra gli addetti ai lavori nel dietro le quinte.

A complete unknown si concentra proprio sulla nascita di una stella, sulla sua parabola iniziale, sull’ascesa e sulla fuga in solitaria di uno spirito libero, in anticipo sui tempi e sul ’68.

Restano impressi i confronti sul letto d’ospedale di Bob Dylan con Seeger e Woody Guthrie ed emozionano i duetti con Joan (da pelle d’oca Blowing in the wind e Girl from the North Country, canzone scritta da Dylan e poi cantata con Cash).

Vizi, divismo, storie d’amore complicate e affollate (Elle Fanning, sorella della più famosa Dakota, qui ex fiamma di Bob, è costretta a scappare col traghetto dal concerto, incapace di sopportare la chimica tra Dylan e Baez sul palco), genio, capricci ed eccessi come pietre cadenti: “like a rolling stone” canta Chalamet, notevole in presa diretta.

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