C’è chi canta e chi, invece, riesce a trasformare la voce in un ponte tra culture, lingue e continenti. Al Teatro Goldoni di Venezia, il 19 giugno 2026, Angélique Kidjo ha confermato di appartenere senza dubbio alla seconda categoria. Ospite della Biennale Teatro 2026 diretta da Willem Dafoe, la cantante originaria del Benin ha regalato un concerto essenziale nella forma – soltanto voce e pianoforte – ma immenso nella forza espressiva, accompagnata dal raffinato pianista Thierry Vaton.

ANGELIQUE KIDJO
Considerata una delle più autorevoli ambasciatrici della world music, Kidjo ha costruito nel corso di oltre quarant’anni una carriera unica, fondata sull’incontro tra le tradizioni dell’Africa occidentale e linguaggi musicali come jazz, soul, funk, pop e ritmi latinoamericani. Nata a Ouidah, in Benin, e trasferitasi in Francia negli anni Ottanta, ha saputo trasformare la propria identità artistica in una continua ricerca di dialogo tra popoli e culture, diventando una delle voci africane più riconosciute e premiate a livello internazionale.

IL CONCERTO DI ANGELIQUE
Il dialogo con il pianoforte di Thierry Vaton ha dato vita a un concerto di rara eleganza. Le note del musicista hanno accompagnato e sostenuto ogni sfumatura interpretativa, lasciando spazio a una cantante che ha attraversato lingue e geografie con sorprendente fluidità. Kidjo ha cantato in fon, la lingua del Benin che rappresenta una delle radici più profonde della sua identità, ma anche in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Proprio in quest’ultima lingua è arrivato uno dei momenti più emozionanti della serata, con l’omaggio alla grande Cesária Évora, evocata con rispetto e commozione.






