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Angélique Kidjo: una lezione di musica e libertà

Andrea Di Maso

C’è chi canta e chi, invece, riesce a trasformare la voce in un ponte tra culture, lingue e continenti. Al Teatro Goldoni di Venezia, il 19 giugno 2026, Angélique Kidjo ha confermato di appartenere senza dubbio alla seconda categoria. Ospite della Biennale Teatro 2026 diretta da Willem Dafoe, la cantante originaria del Benin ha regalato un concerto essenziale nella forma – soltanto voce e pianoforte – ma immenso nella forza espressiva, accompagnata dal raffinato pianista Thierry Vaton.

Angélique Kidjo in concerto
Angélique Kidjo in concerto

ANGELIQUE KIDJO

Considerata una delle più autorevoli ambasciatrici della world music, Kidjo ha costruito nel corso di oltre quarant’anni una carriera unica, fondata sull’incontro tra le tradizioni dell’Africa occidentale e linguaggi musicali come jazz, soul, funk, pop e ritmi latinoamericani. Nata a Ouidah, in Benin, e trasferitasi in Francia negli anni Ottanta, ha saputo trasformare la propria identità artistica in una continua ricerca di dialogo tra popoli e culture, diventando una delle voci africane più riconosciute e premiate a livello internazionale.

Angélique Kidjo
Angélique Kidjo

IL CONCERTO DI ANGELIQUE

Al Goldoni, questa straordinaria traiettoria artistica si è condensata in un racconto musicale intenso e coinvolgente. Senza scenografie né artifici, la scena è stata dominata dalla sua presenza magnetica e da una voce sublime, intensa, penetrante, capace di passare dalla delicatezza del sussurro all’esplosione ritmica con assoluta naturalezza.

Il dialogo con il pianoforte di Thierry Vaton ha dato vita a un concerto di rara eleganza. Le note del musicista hanno accompagnato e sostenuto ogni sfumatura interpretativa, lasciando spazio a una cantante che ha attraversato lingue e geografie con sorprendente fluidità. Kidjo ha cantato in fon, la lingua del Benin che rappresenta una delle radici più profonde della sua identità, ma anche in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Proprio in quest’ultima lingua è arrivato uno dei momenti più emozionanti della serata, con l’omaggio alla grande Cesária Évora, evocata con rispetto e commozione.

Angélique Kidjo e Thierry Vaton
Angélique Kidjo e Thierry Vaton

UN VIAGGIO NELLA MUSICA

Il concerto è stato anche un viaggio nella memoria musicale dell’artista. Tra i brani proposti non è mancato il pezzo composto per il film “Caro Diario” di Nanni Moretti, accolto con particolare calore dal pubblico veneziano. Un repertorio che ha mostrato ancora una volta la capacità di Kidjo di attraversare mondi diversi mantenendo sempre riconoscibile la propria cifra stilistica.
Ma la serata non è stata soltanto ascolto. Come spesso accade nei concerti della cantante africana, il confine tra palco e platea è progressivamente scomparso. Il pubblico si è lasciato trascinare dal ritmo, cantando e ballando insieme all’artista. Un coinvolgimento contagioso che ha raggiunto anche Willem Dafoe, direttore artistico della Biennale Teatro, visto partecipare con entusiasmo alla festa collettiva generata dalla musica.
Alla fine, il Teatro Goldoni si è trasformato in una comunità unita dal ritmo e dalla voce. Una voce che non appartiene soltanto al Benin o all’Africa, ma al patrimonio musicale del mondo. E Angélique Kidjo, ancora una volta, ha dimostrato perché continua a essere una delle più grandi interpreti della scena internazionale contemporanea.
Le foto sono di Andrea Avezzù

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