Più che una retrospettiva, è un’immersione nell’officina creativa di Anish Kapoor. La grande mostra allestita a Palazzo Manfrin, a Venezia, visitabile fino al 9 agosto in concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale, racconta oltre cinquant’anni di ricerca attraverso opere monumentali, installazioni ambientali e circa cento modelli architettonici che documentano il percorso creativo di uno dei maggiori artisti contemporanei.

IL PROCESSO MENTALE DI KAPOOR
Il fulcro dell’esposizione è proprio questo straordinario corpus di modelli, schizzi tridimensionali e prototipi che permettono di entrare nel processo mentale di Kapoor. Sono il punto di partenza di opere diventate iconiche, ma anche di visioni mai concretizzate che conservano intatta la loro forza immaginifica. Per l’artista, infatti, ogni progetto nasce come possibilità di creare uno spazio nuovo: “Per creare nuova arte bisogna creare un nuovo spazio”, afferma Kapoor, e l’intera mostra sembra costruita intorno a questa idea.

I PROGETTI
Tra i progetti realizzati spiccano la stazione Monte Sant’Angelo della metropolitana di Napoli, inaugurata di recente, l’imponente installazione Taratantara, il primo auditorium gonfiabile al mondo Ark Nova e altri interventi che hanno trasformato la scultura in esperienza architettonica. Accanto a queste opere prendono forma numerosi progetti rimasti allo stato di modello, testimonianze di un’immaginazione che non conosce limiti e che continua a interrogare il rapporto tra corpo, spazio e materia. Tra questi emergono anche gli studi sviluppati insieme a Zaha Hadid, frutto dell’incontro tra due protagonisti assoluti della ricerca contemporanea sullo spazio. Il percorso espositivo si sviluppa come un continuo alternarsi tra idee e realizzazioni, dove il modello non è semplice documento preparatorio ma opera autonoma, luogo del pensiero e della sperimentazione.

LE OPERE
Non manca Descent into Limbo, una delle opere più celebri dell’artista, capace ancora oggi di destabilizzare ogni certezza percettiva grazie a un vuoto tanto perfetto da sembrare infinito. Il percorso prosegue con un ambiente immersivo di silicone e colore, Ocean of Maternal Beginnings, dove pittura e scultura si fondono in un’esperienza sensoriale totalizzante.

A chiudere la mostra è una gigantesca campana sospesa, presenza monumentale e silenziosa che riassume i grandi temi della ricerca di Kapoor: il pieno e il vuoto, la gravità e la leggerezza, l’interno e l’esterno.





