Il 10 gennaio 2026 il Teatro Goldoni di Venezia ha accolto uno spettacolo concerto di rara intensità. Angelo Branduardi ha portato in scena un progetto dedicato al “Cantico di San Francesco”. Un omaggio essenziale e profondo, in un anno simbolico, il 2026 segna infatti gli 800 anni dalla morte del Santo di Assisi.
Il concerto è stato un atto di ascolto e di silenzio.

IL CONCERTO
La musica ha dialogato con la parola francescana, la lode del creato, la fraternità universale e l’umiltà come forza. La pace come orizzonte. Temi antichi e urgenti, ma mai retorici e sempre vivi.
Il “Cantico” emerge come cuore spirituale della serata. Non solo testo sacro, ma anche poesia civile. E’ un inno alla terra, al sole, all’acqua, un invito alla responsabilità, alla cura e soprattutto alla gratitudine. In teatro si percepisce un senso di comunità, un respiro condiviso e la musica diventa preghiera laica.

L’ARTISTA
Angelo Branduardi conferma una carriera straordinaria, lunga oltre cinquant’anni. Un percorso unico nella musica italiana come autore, compositore, violinista, cantore colto e popolare insieme, capace di unire Medioevo e contemporaneità. Tradizione e ricerca. Sacro e profano.
LO STILE
Il suo stile è inconfondibile, lineare e raffinato. Profondamente narrativo. La voce è strumento narrante, il violino è estensione del corpo. Le melodie sono circolari e ipnotiche. I testi scelti hanno una forza simbolica rara e parlano al presente senza tradire l’origine.
In scena il concerto è sobrio ed essenziale. La musica guida ogni passaggio e gli arrangiamenti sono misurati, mai decorativi. Ogni nota ha un peso e ogni parola trova spazio. Branduardi interpreta i testi con rispetto e con partecipazione emotiva, senza mai sovrapporsi al messaggio.
Il pubblico segue con attenzione, è un ascolto attivo e profondo. Il Teatro Goldoni diventa luogo di meditazione, oltre che di spettacolo.

La prima parte del concerto è un omaggio a San Francesco. È un invito a rallentare, a riconoscere la bellezza fragile del mondo e a sentirsi parte di un tutto. Branduardi riesce ancora una volta nell’impresa più difficile, quella di rendere la musica un gesto necessario e condiviso. La seconda parte delizia il pubblico con le sue canzoni più conosciute e meno conosciute, racconta aneddoti e incontri da Morricone a Faletti, creando un’atmosfera indescrivibilmente magica.
