Caiazzo: “Giovani, rubatevi il mestiere”

Danila Liguori

Attore, cabarettista, autore. In scena a teatro, in tv e al cinema, passando per la radio. Nato all’ombra del Vesuvio, precisamente a San Giorgio a Cremano, porta in scena stralci di vita quotidiana analizzandoli con la comicità e la leggerezza che lo contraddistinguono. Lui è Paolo Caiazzo, da domani 8 maggio 2024 e fino al 12 al Teatro Cilea di Napoli con “Terroni si nasce – Edizione 2024”.

Da domani in scena con “Terroni si nasce – Edizione 2024”. Ce ne parla?

“E’ innanzitutto una dichiarazione d’amore alla mia terra. Con leggerezza ed il supporto di musicisti in scena racconto la mia meridionalità attraverso monologhi, poesie e canzoni. E’ un teatro canzone, anche se le stesse canzoni non sono mai sviluppate per intero. Giusto qualche chicca, qualche ritornello. Omaggi a Pino Daniele, Domenico Modugno, Peppino Di Capri. Questo perché non mi ritengo un cantante, anche se mi piace cantare”.

Una nuova edizione quella 2024?

“Edizione 2024 perché questo spettacolo nasce anni fa, ma poi ogni tanto inserisco aggiornamenti, sia dal punto di vista narrativo che musicale, in quanto strizza l’occhio all’attualità”.

Ad esempio?

“Ci sono battute sulla meteorologia, su manie e passioni degli italiani: dalle serie tv ai tatuaggi, fino ad arrivare ai social e al modo in cui hanno cambiato la nostra vita”.

Lei ha dichiarato che lo spettacolo ha una “mission”. Qual è?

“Rendere leggeri i problemi e le complessità della vita quotidiana. Sorridere delle piccole disavventure è l’unico modo per superarle”.

Il titolo fa chiaramente omaggio a Totò e alla sua celebre frase “Signori si nasce, ed io lo nacqui…modestamente”. Quanto è cambiata la comicità negli ultimi decenni?

“E’ cambiato il panorama sociale. Noi abbiamo strumenti diversi, quale quello dei social. Che però ha contributo a rendere il grado di attenzione del pubblico davvero breve. Sui social devi catturare l’attenzione in tre secondi, e il tempo di attenzione è davvero limitato. Questo succede anche a teatro”.

In che modo?

“Ci siamo abituati a cambiare la scaletta degli spettacoli rendendo i ritmi, i cambi scena, i cambi luci, estremamente veloci, in modo da mantenere viva l’attenzione del pubblico.

 Lei ha fatto teatro, tv, cinema, radio. Qual è il figlio prediletto?

“Come ogni genitore che si rispetti, non ho figli preferiti. Amo tutto quello che faccio, anche se il teatro dà un’emozione diversa. Tutto ciò che accade in scena diventa immediatamente irripetibile nel tempo, e perciò unico”.

I suoi programmi in quale ambito saranno?

“Sto chiudendo la tournée di ‘Separati ma non troppo. Ma non solo. Mi sento in un bel periodo creativo e produttivo. Sto portando in scena con i miei ragazzi ‘Boomer – Un papà sul sofà’, in cui si analizza in maniera divertente un incontro-scontro tra generazioni. Una commedia tutta da ridere che possono vedere sia i genitori che i figli”.

E cosa consiglierebbe ad un giovane che vuole intraprendere questo mestiere?

“Ragazzi, va bene la teoria, giusti gli insegnamenti teorici. Ma vi consiglio, senza voler insegnare nulla a nessuno, di rubarvi letteralmente il mestiere da noi. Come per un pilota alla fine contano le ore di volo, così per un attore conta l’esperienza, l’aver vissuto la scena. E non siate superficiali”.

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