Uno spettacolo che “metta al centro la donna, in tutte le sue sfaccettature, sia positive che negative”. Ce lo racconta lo sceneggiatore, regista teatrale e drammaturgo partenopeo Fortunato Calvino. Che sarà in scena dal prossimo 15 gennaio 2026 fino al 25 al Ridotto del Mercadante di Napoli con “Zucchero amaro”, di cui cura testo e regia. Mese intenso per l’artista, che dal 23 gennaio 2026 tornerà in scena al Teatro Totò di Napoli con il successo di “Vico Sirene” con Gigi e Ross.
A breve al Ridotto del Mercadante con “Zucchero amaro”.
“E’ il mio quarantunesimo testo teatrale, che ha avuto subito la richiesta di pubblicazione da parte della rivista di teatro ‘Ridotto’ e l’interesse del direttore dello Stabile di Napoli Roberto Andò per l’inserimento dello spettacolo in questa stagione. Due enormi soddifsazioni per chi scrive testi teatrali”.

Di cosa parla?
“Come spesso accade affronto tematiche sociali come la diversità, l’emarginazione. Qui si parla di un mondo tutto al femminile, è la storia di due sorelle, interpretate da Antonella Cioli e Rosaria De Cicco, molto diverse tra loro. Gina è una donna che vive la propria casa come un santuario personale, l’unico luogo capace di accoglierla quando la vita la colpisce con durezza. Le sue stanze custodiscono oggetti provenienti da tempi e posti lontani, mentre dietro una tenda di velluto si nasconde un altarino con le fotografie dei familiari scomparsi, a cui Gina dedica ogni sera le sue preghiere. In questa vita quieta irrompe qualcosa di inaspettato”.
Del tipo?
“Innanzitutto il personaggio di Laura, la sorella dal carattere vitale e un po’ sfrontato, ma desiderosa di amore. Amore però trova solo nei suoi sogni più che nella realtà. Si narra di un rapporto controverso tra due donne estremamente differenti, ma che alla base si nutre di tutto l’affetto possibile tra sorelle. Poi un giorno bussa un esterno violento incarnato in tre donne malavitose, che proprio sulle mura di Gina puntano i loro sguardi famelici: Filomena, Rosetta e Nina. Che, come belve, vogliono strappare a Gina la sua dimora sacra, conquistata con anni di sacrifici con richieste e ricatti. Tutto ciò dipinge qualcosa di grottesco, una tragedia, un dramma portato in scena. Il tutto condito da citazioni importanti, come una tratta dallo ‘Sceicco bianco’ di Fellini”.

Un dramma intenso, incentrato sul valore delle radici e il peso del passato.
“Un viaggio innanzitutto nell’universo femminile, tra il bene e il male. Tra le due facce di Napoli, la mia amata città, che nasconde anche dei lati oscuri. Attraverso queste donne, le due sorelle e le tre malavitose, parlo della diversità. Diversità culturale innanzitutto, d’intenti, d’animo”.
Da cosa nasce il titolo, l’ossimoro “Zucchero amaro”?
“C’è un motivo, ma si scoprirà solo nel finale. E, ovviamente, non posso rivelarlo”.
