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 Capriuoli : “E’ difficile riuscire a difendere la verità”

Vera Bassmaji

​Innocenzo Capriuoli è un attore, poeta e formatore teatrale che unisce la ricerca del teatro archetipico alla metagenealogia. Fondatore del duo Genchi-Capriuoli. Già attore di Farmacia Zooe, Piccionaia e di Teatri di Vita, crea spettacoli performativi e poetici, lavorando anche come ​acting coach​ nel cinema. Il suo ultimo lavoro “Ridi, piangi, ti ecciti” sarà in scena a Siena dal 28 al 30 maggio 2026.

Capriuoli, le è stato assegnato l’InBox 2026, come è arrivato il suo spettacolo Ridi, piangi, ti ecciti ad aggiudicarsi questo riconoscimento?

“Questo lavoro nasce in una prima versione con la produzione di Teatri di Vita e si trasforma completamente cambiando produzione. Penso che sia stato scelto da InBox perché è uno spettacolo contemporaneo che si occupa di un tema centrale per la nostra società: il maschio medio contemporaneo che si interroga su di sé e sulla sua relazione con l’altro. La narrazione e il gioco scenico lo rendono fruibile e comprensibile, profondo ma anche divertente”.

Come intreccia il suo percorso artistico con l’incontro con Cristobal Jodorowsky?

“Ha dato il via alla mia fioritura artistica, venivo da un percorso manageriale in un’azienda sanitaria e il percorso MetaMundo con C.J., oltre a essere stato un processo di profonda trasformazione personale, mi ha regalato una relazione molto sincera con la mia creatività e mi ha permesso di avere più fiducia e fede nelle mie intuizioni artistiche.  Questa fiducia mi ha reso meno frustrato e insicuro nel seguirle e oggi posso godere delle piccole meraviglie che accadono quando un’opera viene al mondo. Questo è un dono perché mi permette di sentire amore fedele verso ciò che creo”.

Lei è anche un poeta, che ruolo ha la poesia nella sua vita?

“Questa è una domanda molto difficile, quando si ama qualcosa si arriva anche ad odiarla. La poesia è stata una via di fuga per il bambino che ero in risposta ai traumi del passato, poi si è consolidata in una maschera che piano piano ho dovuto conoscere meglio. A volte credo che quando non è presente sul piano letterario si manifesta maggiormente nella mia vita reale”.

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Una scena di “Ridi, piangi, ti ecciti”

Quali sono state le “soglie” che ha dovuto superare per non perdere la direzione?

“Da quando ho scelto di intraprendere questo percorso artistico non credo di aver mai avuto una direzione perché la mia vita precedente ne aveva molta. Oggi sono pronto a che il teatro scompaia dalla mia vita da un momento all’altro. Sicuramente la soglia più importante che ho affrontato è la relazione con il fallimento dell’artista: temere che ciò che avevo da dire arrivasse a chi doveva. Sento di averla superata essendomi permesso di non aderire a nulla di predefinito, a nessuna moda, ma di abbracciare un linguaggio bizzarro che rende il mio duo teatrale puro e irriconoscibile. Questo mi lascia una sensazione di verità che mi da molta soddisfazione”.

Dopo una florida esperienza nella compagnia Teatri di Vita di Bologna ha scelto di sperimentare il cinema. Come è successo?

“L’incontro con Enrico Masi mi ha dato accesso al cinema nell’unico modo giusto per me: senza incasellarmi in un mestiere specifico ma accompagnando gli attori come acting coach e recitando io stesso, in questo contesto posso seguire la mia ecletticità e la mia sensibilità artistica”.

Secondo lei, cosa serve oggi per essere un artista integro?

“Ci vuole molto coraggio per essere integro. E’ difficile riuscire a difendere la verità di ciò che si vuole dire resistendo dal conformarlo con linguaggi in voga e alla controtendenza che questo mondo contemporaneo sta cercando di spingere. Altrettanto difficile imparare ad abitare la propria parola con i propri ritmi, anche se stona. Credo che tentare un processo creativo sincero e vero porti in ogni caso all’armonia”.

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