Casillo come Pascoli: “Conserviamo il fanciullino che è in noi”

Danila Liguori

Punto ad uno spettacolo semplice, benché affondi le radici nella cultura napoletana. Sono alla continua ricerca dell’essenza del semplice, della conservazione della meraviglia e dello stupore fanciullesco che è in tutti noi. Ottimi ingredienti per un teatro veritiero e spontaneo”. Benedetto Casillo, noto attore e cabarettista partenopeo con 56 anni di carriera all’attivo, in “Scusate, ma ch’è successo? Napoli in palcoscenico”, in scena al Teatro Trianon Viviani di Napoli dal 14 al 17 dicembre 2023.

Tra pochi giorni in scena. Il titolo richiama la famosa scena del cavalluccio del film Così parlò Bellavista e prelude a una serie di vicende umane della nostra amata città. Ci racconta?

“Il titolo è un chiaro omaggio a Luciano De Crescenzo, ma è anche una tipica espressione partenopea che indica curiosità, interesse. Parliamo di un interesse semplice, buono, una forma di contatto umano. Di un qualcosa che purtroppo si sta perdendo”.

Che intende?

“Nell’era dei social si sta perdendo il piacere del contatto umano. Avere tanti amici virtuali ci dà l’illusione di essere collegati al resto del mondo, ma in realtà ci rende solo più soli”.

Torniamo allo spettacolo. Che sa di varietà, con brani di prosa, scenette, poesia e scrosci di attualità, accompagnati da canzoni classiche napoletane. Come mai questa scelta?

“Lo spettacolo è un viaggio di piacere nel teatro e nella canzone napoletana, con la bellissima voce della cantante Marianita Carfora. Gli attori rappresentano un noto brano di Antonio Petito, padre riconosciuto del teatro moderno napoletano. E poi ‘A livella di Totò, i turisti a Napoli, l’ufficio di collocamento, un monologo dissacratorio, ma non tanto, sulle canzoni napoletane, la scena della droga di Così parlò Bellavista”.

La locandina dello spettacolo

Nel testo anche una preghiera alla Madonna scritta nel 1983. Ancora attuale secondo lei?

“Negli anni Ottanta la preghiera alla Madonna riguardava una situazione di difficoltà nella città di Partenope. Io sono convinto che sia ancora così, basti pensare alla recente classifica italiana della qualità della vita nelle città: Napoli è terzultima. Come dice la preghiera stessa, occorre risolvere i problemi e combattere le ingiustizie. Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, ignorando anche lo smarrimento dei giovani d’oggi”.

A proposito dei giovani. Che consiglio dà a chi come lei riceve la “chiamata artistica”?

“Di non inseguire la chimera della facile popolarità. Che non deve assolutamente essere confusa con l’arte. Noi artisti abbiamo un obbligo morale verso il nostro pubblico, dobbiamo essere veritieri e dare il buon esempio. Ma solo chi vuole condividere la gioia del teatro, affrontandone le mille difficoltà si può avvicinare realmente a questo mestiere ”.

Progetti?

“Nei prossimi mesi mi diletterò a recitare nei piccoli teatri perché amo avere il pubblico vicino. Il prossimo 18 maggio saranno poi celebrati i 50 anni dei Sadici Piangenti, che mi riempie d’orgoglio. Sto inoltre lavorando per mettere in scena il prossimo anno “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello. Ci tengo infine a dire che stasera riceverò a Castellammare il Premio Annibale Ruccello, è un onore per me”.

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