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I fantasmi di Basile: Emma Dante torna alle origini della fiaba

Andrea Di Maso

Con I fantasmi di Basile”, presentato in prima assoluta alla Biennale Teatro 2026, Emma Dante rende omaggio a Giambattista Basile, scrittore seicentesco considerato il primo grande inventore della fiaba moderna, ben prima che i fratelli Grimm raccogliessero e codificassero il patrimonio fiabesco europeo. Lo spettacolo si configura come una sorta di introduzione teatrale all’universo del Cunto de li cunti“, l’opera che ha dato origine a molte delle storie poi divenute celebri in tutta Europa.

I Fantasmi di Basile - una scena
I Fantasmi di Basile – una scena

BASILE: VISIONARIO E RIVOLUZIONARIO

Basile è un autore visionario e rivoluzionario. Le sue fiabe non sono racconti per bambini, ma narrazioni popolari attraversate da crudeltà, desiderio, erotismo, morte e trasformazione. Il suo linguaggio, scritto in un napoletano seicentesco ricchissimo e musicale, costruisce un mondo barocco dove il fantastico convive con il realismo più concreto. È proprio questo aspetto che affascina Emma Dante: dietro l’invenzione fantastica emerge sempre una verità umana, una rappresentazione delle passioni e delle miserie dell’esistenza.

EMMA DANTE RECUPERA TRE STORIE

Nello spettacolo, la regista palermitana recupera tre storie raccontate in napoletano antico, affidandole a tre interpreti capaci di trasformare la parola in corpo, canto e visione. I racconti diventano apparizioni, evocazioni di fantasmi che riemergono dal passato per parlare al presente. La lingua di Basile non viene semplificata, ma conservata nella sua forza originaria: aspra, sonora, ironica e poetica. Il pubblico è così immerso in un’esperienza che restituisce tutta la vitalità orale delle antiche fiabe.

I Fantasmi di Basile - una scena
I Fantasmi di Basile – una scena

I PERFORMER INCARNANO LE FIGURE POPOLARI

L’interpretazione degli attori, Carmine Maringola, Davide Mazzella, Simone Mazzella, è uno degli elementi più efficaci della messinscena. I performer non si limitano a raccontare, ma incarnano continuamente personaggi, animali, creature fantastiche e figure popolari. Attraverso una recitazione fisica, tipica del teatro di Emma Dante, il confine tra narrazione e rappresentazione si dissolve. I corpi diventano strumenti espressivi che amplificano il valore simbolico delle storie, mentre il dialetto antico acquista una sorprendente immediatezza scenica.

LA REGIA

La regia si muove tra leggerezza e inquietudine, comicità e malinconia. Come nelle precedenti incursioni dell’autrice nel mondo basiliano – da La scortecata a Re Chicchinella e Pupo di zucchero – il fantastico non è mai evasione, ma un modo per interrogare temi universali: la vecchiaia, il desiderio, la morte, la famiglia, la trasformazione e la memoria. Lo spazio scenico essenziale lascia emergere la potenza evocativa delle parole e delle immagini, in una continua oscillazione tra realtà e sogno.

I Fantasmi di Basile - una scena
I Fantasmi di Basile – una scena

“I fantasmi di Basile” conferma inoltre la coerenza della ricerca artistica di Emma Dante, da sempre interessata agli emarginati, ai riti popolari e alle forme arcaiche del racconto. La sua scrittura scenica, fatta di dialetti, gesti, musica e visioni, riesce a trasformare il patrimonio della tradizione in un linguaggio contemporaneo e universale. Non è un caso che proprio nel 2026 la regista abbia ricevuto il Leone d’Oro alla carriera della Biennale Teatro, riconoscimento che celebra un percorso artistico unico nel panorama europeo.

Con questo spettacolo Emma Dante non si limita a mettere in scena Basile: ne fa risuonare la voce originaria, ricordando come le fiabe siano nate da un immaginario popolare complesso, oscuro e meraviglioso, capace ancora oggi di raccontare la verità degli esseri umani.

Le foto sono di Andrea Avezzù

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