Con “I fantasmi di Basile”, presentato in prima assoluta alla Biennale Teatro 2026, Emma Dante rende omaggio a Giambattista Basile, scrittore seicentesco considerato il primo grande inventore della fiaba moderna, ben prima che i fratelli Grimm raccogliessero e codificassero il patrimonio fiabesco europeo. Lo spettacolo si configura come una sorta di introduzione teatrale all’universo del “Cunto de li cunti“, l’opera che ha dato origine a molte delle storie poi divenute celebri in tutta Europa.

BASILE: VISIONARIO E RIVOLUZIONARIO
EMMA DANTE RECUPERA TRE STORIE
Nello spettacolo, la regista palermitana recupera tre storie raccontate in napoletano antico, affidandole a tre interpreti capaci di trasformare la parola in corpo, canto e visione. I racconti diventano apparizioni, evocazioni di fantasmi che riemergono dal passato per parlare al presente. La lingua di Basile non viene semplificata, ma conservata nella sua forza originaria: aspra, sonora, ironica e poetica. Il pubblico è così immerso in un’esperienza che restituisce tutta la vitalità orale delle antiche fiabe.

I PERFORMER INCARNANO LE FIGURE POPOLARI
LA REGIA
La regia si muove tra leggerezza e inquietudine, comicità e malinconia. Come nelle precedenti incursioni dell’autrice nel mondo basiliano – da La scortecata a Re Chicchinella e Pupo di zucchero – il fantastico non è mai evasione, ma un modo per interrogare temi universali: la vecchiaia, il desiderio, la morte, la famiglia, la trasformazione e la memoria. Lo spazio scenico essenziale lascia emergere la potenza evocativa delle parole e delle immagini, in una continua oscillazione tra realtà e sogno.

“I fantasmi di Basile” conferma inoltre la coerenza della ricerca artistica di Emma Dante, da sempre interessata agli emarginati, ai riti popolari e alle forme arcaiche del racconto. La sua scrittura scenica, fatta di dialetti, gesti, musica e visioni, riesce a trasformare il patrimonio della tradizione in un linguaggio contemporaneo e universale. Non è un caso che proprio nel 2026 la regista abbia ricevuto il Leone d’Oro alla carriera della Biennale Teatro, riconoscimento che celebra un percorso artistico unico nel panorama europeo.
Con questo spettacolo Emma Dante non si limita a mettere in scena Basile: ne fa risuonare la voce originaria, ricordando come le fiabe siano nate da un immaginario popolare complesso, oscuro e meraviglioso, capace ancora oggi di raccontare la verità degli esseri umani.
Le foto sono di Andrea Avezzù





