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Enrico Ianniello porta in scena “Mamma” di Annibale Ruccello

Angela Matassa

Andrà in scena dal 24 al 27 settembre 2026 in Sala Assoli Moscato di Napoli, “Mamma, piccole tragedia minimali” di Annibale Ruccello, nell’allestimento di Enrico Ianniello, anche interprete con Fabrizia Sacchi.

Orgoglioso di essere accolto nella storica sala partenopea, l’attore e regista ricorda “la straordinaria storia con le figure che l’animano e l’hanno animata”, Ruccello, Moscato, Di Napoli. La sente come una grande responsabilità da rispettare.

Ianniello, lei sarà accanto a Fabrizia Sacchi. Qual è il suo ruolo?

“Non ho un ruolo vero e proprio: ho letto il testo di Ruccello come un’opera a due voci. All’inizio, come un contrappunto barocco, interpretiamo insieme il primo testo, poi ci alterniamo negli altri tre. Il primo è Le fiabe, che rilegge il cunto napoletano, raccontando un’umanità ambigua e sconfitta. Seguono poi, Maria di Carmela, una donna in manicomio. Convinta di essere la Madonna, vorrebbe incarnare Orietta Berti. In Mal di denti, una madre scopre il Venerdì Santo la gravidanza indesiderata della figlia. La telefonata è infine un vorticoso flusso di coscienza in cui il linguaggio si sgretola insieme all’identità della protagonista”.

Com’è concepita la scena?

“Nel primo racconto è vuota, poi si riempirà di oggetti di uso quotidiano, che definiscono lo spazio e l’identità del personaggio. E si modificherà seguendo l’itinerario temporale della narrazione. Partiamo dal Barocco per arrivare a Instagram”.

Un percorso ben definito, dunque?

“Pur non essendoci un filo narrativo, che unisce le diverse figure, il viaggio è insito nel testo di Ruccello. C’è un tessuto narrativo denso. Inizialmente personaggio e storia coincidono. Verso la fine, invece, nella modernità, il discorso è sempre più spezzettato. C’è un distacco che porta alla deriva contemporanea”.

Ruccello è dunque ancora fortemente attuale?

“E’ più che moderno, è lungimirante. Proprio in questo risiede la sua attualità. Annibale ha raccolto in unico testo quattro storie, che, nelle loro differenze, raccontano il passaggio del tempo. Nel primo c’è appunto il Seicento, nel secondo siamo negli Anni Ottanta, nell’ultima parte si arriva alla contemporaneità”.

L’opera è del 1986. Si potrebbe definire un testo distopico?

“Non direi. Penso più al fatto che lui fosse un antropologo e come tale osservava ogni cosa. Credo che non si possa prescindere da questo aspetto”.

Enrico Ianniello Mamma - locandina
La locandina

Questi quattro ritratti si possono considerare come tessere di un unico mosaico?

“La protagonista è sempre lei, la mamma, ma raccontata negli anni, in ritratti separati. Ruccello coglie la mutazione, nel tempo, della relazione di queste madri con la realtà che le circonda: in quattro flash, in quattro istantanee, riesce a raccontare un cambiamento radicale. Poiché il tempo mangia l’identità, dal ruolo ancillare, radicato nelle convenzioni sociali dell’epoca, attraverso i diversi cambiamenti, si giunge all’oggi, in cui andiamo avanti con il computer. Tutto è mischiato. Restano, perciò, quattro ritratti diversi. Sono donne deliranti, logorroiche, incapaci di confrontarsi con il mondo esterno, che, alla luce dell’oggi, sostituiscono definitivamente la comunità con la community e le amiche con le follower.”.

Queste differenze le ha riportate nei costumi?

“Sì. La prima mamma ha abiti seicenteschi. L’ultima ha il piercing e tanti tatuaggi”.

Che cosa lega Napoli a Mirò e Galceran, autori a lei cari?

“Si tratta piuttosto di una devozione da parte loro nei confronti della nostra drammaturgia. Entrambi hanno amato molto i nostri allestimenti, la nostra lingua. E, dato questo forte apprezzamento, vorrei portare in Spagna sia i testi di Ruccello che di Moscato”.

C’è una partitura musicale nello spettacolo?

“Sì. Rispecchiando il percorso e le epoche, partiamo con Pergolesi per giungere a Susy Graziano. Passando per Orietta Berti e I Ricchi e poveri”.

Lei è interprete oltre che in teatro anche al cinema e in televisione in importanti serie. E’ scrittore pluripremiato. Ma qual è la vera passione?

“Mi piace fare tutto, e mi trovo a mio agio, ma nasco come attore, fin da allievo alla scuola di Gassmann. Ho lavorato con Servillo. Sì, mi riconosco come attore di teatro”.

Dopo “Mamma”, che cosa ha in cantiere?

“Parteciperò a un importante festival a Barcellona. Poi, porterò in scena a Milano e a Treviso uno spettacolo su un personaggio del mio primo romanzo.E ancora,  parteciperò alle prossime stagioni del “Il Commissario Ricciardi” e di “Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso”.

(Foto di copertina di Fabrizio di Giulio)

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