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Federica Aiello: “Mi considero un’artigiana”

Angela Matassa

E’ cresciuta piano, con umiltà e grande impegno e oggi mostra il risultato del suo percorso artistico. Federica Aiello, attrice napoletana, è partita dalla danza classica con il maestro Gino Lemaire al Teatro San Carlo di Napoli. Approdando al teatro con l’insegnamento di Pupella Maggio e di Aldo Giuffré, suo primo regista. Fino a Manlio Santanelli e Fortunato Calvino. Poi cinema e televisione quanto basta.

Federica, ha avuto sempre grandi maestri.

“Mi ritengo fortunata per questo. Mi hanno insegnato tanto. I fondamenti di questo lavoro. La grande Pupella mi ha educata al rigore e preparata anche alla vita. Mi diceva che in questo mestiere non si deve avere cuore e che bisogna abituarsi all’idea di subire ingiustizie. Lei non era una docente della scuola, ma incontrava gli allievi ai quali parlava. Ci chiedeva dei pezzi da recitare, mostrandoci come fare. Era stupefacente. Un brano nuovo, letto da lei diventava subito teatro. L’ho frequentata negli anni, in seguito al Festival di Todi, dove ci siamo trovate e ritrovate. E poi, con Aldo Giuffré ho imparato a entrare nella mente del personaggio, e a capire che cosa pensasse”.

E i maestri di oggi?

“Ho interpretato sei volte spettacoli di Raffaele Viviani con Nello Mascia. Prima, anche con De Filippo. Lavoro da tempo in maniera ormai continuativa con Manlio Santanelli. Drammaturgo dalla scrittura fresca, uomo di grande cultura, autore di testi di generi diversi. Il che consente a un attore di cimentarsi in mille sfaccettature. La sua lingua è complessa e tecnicamente difficile da rendere bene sulla scena, per non perdere il filo della narrazione. Ma ironica e toccante.

Inoltre, lui scrive molto di donne e le vede sempre vincenti. I suoi potrebbero essere testi scritti da donne. “Perché, – dice – la mente femminile è più interessante di quella maschile”. E’ un drammaturgo stimolante, fonte di ispirazione, con cui si lavora anche sulla scena quando dirige lo spettacolo. Perciò amo tanto interpretare i suoi testi e mi stupisco che ancora in Italia, e soprattutto a Napoli, non abbia lo spazio che merita”.

IRENA SENDLER La Terza Madre del ghetto di Varsavia foto di Pino Miraglia
Federica Aiello è Irena Sendler (foto di Pino Miraglia)

Lei ha interpretato per prima e unica italiana il ruolo di Irena Sendler, l’infermiera polacca che salvò duemilacinquecento bambini dal ghetto di Varsavia. Come l’ha affrontato?

“E’ stato molto emozionante, soprattutto quando lo abbiamo recitato per la prima volta a Varsavia e Cracovia. Un grande successo, tra le lacrime, ma con un messaggio positivo e di speranza. E, incredibile, ho conosciuto l’ultima bambina superstite. Oggi una cara vecchietta, che visito spesso. Tutto nacque da un testo scritto da Roberto Giordano, che per caso scoprì il personaggio. Certo è stata un’esperienza intensa”.

Attualmente in che cosa è impegnata?

“Abbiamo appena debuttato con lo spettacolo Ce steva tre vvote, tratto dal libro di Manlio 10 favole antiche alla maniera di G.B Basile. Un testo difficile perché scritto nella lingua napoletana del Seicento. Con qualche parola, in stile, inventata dall’autore. Con Maurizio Murano ne abbiamo scelte tre. Divertenti, profonde, ironiche e coinvolgenti. Seguiamo ritmi piuttosto lenti per far recepire bene al pubblico il suono e il significato dei termini antichi. Ma gli spettatori hanno molto gradito e ci auguriamo che sarà così anche per le prossime repliche”.

TOTO che padre foto di Renato Esposito
Federica Aiello in “Totò che padre!” (foto di Renato Esposito)

Ma c’è altro ancora. Vero?

“Sì. Sempre di Santanelli, per la rassegna “Wunderkammer” di Diego Nuzzo, interpreterò Una domanda di desiderio. Atto unico di respiro europeo. E poi, per la prima volta, finalmente, sarò nella compagnia per il trentennale di Cravattari di Fortunato Calvino. Un altro regista con il quale mi è piaciuto lavorare perché lui ama gli attori, Poi, inaugurerò la stagione de Il teatro cerca casa, l’11 novembre”.

A proposito di registi, ne ha qualcuno dal quale le piacerebbe essere diretta?

“Sì. Penso a Massimo Popolizio, Arturo Cirillo, a Lino Musella, Peppino Mazzotta per il teatro. A Matteo Garrone per il cinema”.

E per il futuro?

“Come dicevo, mi considero molto fortunata per tutto, anche perché non cerco la fama. Sono un’artigiana. Però, penso che giunta a questo punto, in un’attrice prevalga la voglia di fare anche altro che piace, e poter essere selettiva nelle proposte”.

(In copertina “I panni sporchi” – foto di Cesare Abbate) 

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