Un palco al cinema: il trionfo della cineopera 2

Alberto Tuzzi

 

CINEOPERA 2

I film-opera hanno successo come forma di divulgazione popolare dell’opera lirica, una sorta di opera di alfabetizzazione del grande pubblico e di realizzazione di un programma di para-editoria musicale-economica ben confezionato, tenendo viva una memoria esistente nei pubblici popolari e risultando, inoltre, dei prodotti che mantengono un’immagine alta della tradizione culturale italiana.

I REGISTI 

Tra i registi che girano film-opera, ispirati dal mondo della lirica, sono da ricordare Giacomo Gentilomo (Enrico Caruso, leggenda di una voce, 1951, con Gina Lollobrigida), Glauco Pellegrini (Sinfonia d’amore, 1954, sulla vita di Schubert, con Lucia Bosè), Clemente Fracassi (Aida, 1953, con Sofia Loren doppiata da Renata Tebaldi), Piero Ballerini (Lucia di Lammermoor, 1946), Mario Costa (Il barbiere di Siviglia, 1947, I pagliacci, 1948), Camillo Mastrocinque (Il cavaliere del sogno, 1946, con Amedeo Nazzari nei panni di Donizetti),  Raffaello Matarazzo (Giuseppe Verdi, 1953), Roberto Rossellini con la ripresa della Giovanna d’Arco al rogo (1947, con Ingrid Bergman).

Oltre ai sopra elencati autori, il regista per eccellenza del genere cineopera è, sicuramente, Carmine Gallone, grande artigiano del cinema, che utilizza le migliori voci della lirica italiana e realizza delle messe in scena di grande efficacia spettacolare.

Film-opera. Locandina di “Avanti a lui tremava tutta Roma”, con Anna Magnani

Tra i suoi film, da ricordare Avanti a lui tremava tutta Roma (1946), con Anna Magnani, Rigoletto (1947), Il Trovatore (1949) e Casa Ricordi (1953), forse la sua opera più significativa, in cui ripercorre la storia italiana tra ‘800 e ‘900 attraverso le vicende della più importante casa di edizioni musicali.

I vari autori raggiungono di film-opera, quasi sempre, l’obiettivo di realizzare regia e messa in scena cinematografica delle opere con ben pochi complessi di inferiorità rispetto alle originali versioni teatrali, grazie anche all’apporto di tecnici, maestranze e direttori della fotografia di prim’ordine, come Mario Bava e Massimo Terzano, di sceneggiatori come Ivo Perilli, Mario Monicelli, Age e Scarpelli e di costumisti come Maria De Matteis, figura di assoluto rilievo nella storia del cinema italiano ed internazionale.

Nonostante i pochi mezzi disponibili, le realizzazioni cinematografiche valorizzano gli elementi dell’opera lirica, con il ruolo fondamentale svolto dalla macchina da presa e dalFilm-opera.  montaggio, nel pieno rispetto sia delle regole filmiche, sia delle tradizioni del melodramma, dando così vita a uno dei migliori esempi di realizzazione di un prodotto cinematografico popolare.

La critica dell’epoca, sia musicale sia cinematografica, reagisce in modo parzialmente negativo ma deve prendere atto che il genere, con tutti i suoi limiti, ha un successo di pubblico enorme, con incassi tali che i teatri lirici, ancora in profondo stato di crisi in quegli anni, non possono nemmeno immaginare.

Gradualmente, come sempre accade per i generi di grande successo, l’interesse del pubblico diminuisce, motivato, probabilmente, anche dal contestuale avvio da parte della nascente televisione italiana di trasmissione di opere liriche (la prima opera in onda nell’aprile 1954 è Il barbiere di Siviglia) e della lenta ma inarrestabile ripresa dei teatri lirici.

(La prima parte dell’articolo è disponibile al link

https://www.notizieteatrali.it/un-palco-al-cinema-il-trionfo-della-cineopera/)

 

 

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