Finelli: “Recuperiamo sentimenti e valori”

Angela Matassa

Docente, giornalista, scrittore e drammaturgo, Claudio Finelli è attivamente impegnato anche in campagne sociali e di teatro civile.

Claudio, parliamo dell’idea di ambientare le pièce teatrali nelle camere degli alberghi. Intrigante.

“Sì. Sono già otto anni che con Mario Gelardi realizziamo Do not disturb. Un format nuovo, che introduce gli spettatori nell’intimità dei personaggi. Quasi spioni o intrusi dei sentimenti e delle situazioni, in cui si possono trovare una coppia, due amici, una drag queen”.

Parla dell’ultimo spettacolo ‘Nziria?

“Esatto. Il prossimo week-end all’Hotel Palazzo Caracciolo con Mariano Gallo, nei panni di Priscilla. Momenti, durante i quali circa venti persone, potranno ficcanasare, divertirsi e pensare”.

Qual è lo spirito dell’iniziativa?

“Quello di essere all’interno di un’azione, ma non per interagire. Senza separazioni, c’è un maggiore livello di verità”.

Quali sono i temi che trattano i testi, che elaborate lei e Gelardi?

“Le tematiche sono ampie, il filo rosso che le lega è certamente un’attenzione ai sentimenti umani. Il desiderio, le circostanze della vita, le vicende, che viviamo quotidianamente e che spesso nascondono ragioni ed esperienze, che non emergono. L’intruso, invece, può scoprire le diverse motivazioni. C’è lo svelamento delle verità più recondite”.

Lavorate insieme da anni. Che cosa la unisce a Mario Gelardi?

“Molto, oltre l’amicizia. Innanzitutto l’attenzione per le tematiche civili. L’idea di un teatro, che non debba solo raccontare, ma entrare all’interno delle dinamiche relazionali. Provando a veicolare ideali di rispetto e di contrasto”.

Claudio Finelli

Lei è anche segretario di Arcigay Napoli. Che momento sta vivendo la comunità Lgbt in Italia?

“Un momento molto delicato. Gli interlocutori politici attualmente non dimostrano particolare sensibilità e bisogna stare molto attenti. I passi fatti negli ultimi dieci anni non ci lasciano dormire tranquilli, perché passi indietro possono sempre essere compiuti. Non c’è ancora il pieno riconoscimento dei diritti per queste persone”.

La cronaca ci ferisce tutti i giorni per gli efferati omicidi di ogni tipo. Che cosa ne pensa?

“Farei alcune riflessioni. Il femminicidio rientra nel quadro molto ampio della violenza di genere. Se aggiungiamo le uccisioni di donne trans, l’omofobia e la lesbofobia, ci rendiamo conto che c’è un problema che attinge al femminile o che è percepito come tale. Tutto questo è legato allo stereotipo del maschilismo, del gregarismo, della dimensione patriarcale. Le conquiste ottenute non mettono al riparo dalla violenza, né le donne né le minoranze di genere”.

Eppure si parla tanto di educazione ai sentimenti e all’affettività. 

“E’ vero, ma c’è chi considera l’educazione sessuale nelle scuole “una porcheria”. Invece la scuola è il luogo più sicuro per i ragazzi, perché i docenti sono sensibili e pronti all’ascolto. Esistono programmi d’informazione e di contrasto alle discriminazioni. Il vero problema è nelle famiglie. Distratte come sono, delegano ai social la formazione dei figli”.

E’ a queste situazioni che attribuisce l’onda di crudeltà che ci sta avvolgendo?

“Tutto è amplificato dalla dimensione digitale, certo, si tratta anche di situazioni falsate. C’è però una reificazione dell’essere umano, valori ed empatia sono scomparsi”.

Claudio Finelli al Pride

Vede il futuro così nero?

“Combatto perché sia migliore, con il timore fondato, che si possa verificare un’inarrestabile caduta nell’abisso”.

 

 

 

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