Attore, regista e comico. Nato e cresciuto all’ombra del Vesuvio, dal 1993 al 1995 frequenta la scuola del Teatro Bellini di Napoli. Si divide tra teatro, cinema e tv. Lui è Giovanni Esposito, in questi giorni e fino al prossimo 18 maggio 2025 al Teatro Diana di Napoli in “Benvenuti in Casa Esposito”, una commedia di cui firma la regia Alessandro Siani. Al suo fianco, tra gli altri, la moglie Susy Del Giudice, Nunzia Schiano, Salvatore Misticone, Gennaro Silvestro, Carmen Pommella, Gampiero Schiano, Aurora Benitozzi.
Dallo scorso 2 maggio è al Teatro Diana con “Benvenuti in Casa Esposito”: tragicomiche avventure dell’aspirante delinquente Tonino. Ci racconta il suo personaggio?
“Tonino è un uomo goffo con un importante complesso edipico. E’ ossessionato dal ricordo del padre Gennaro, che prima di essere ucciso è stato un boss potente e riverito nel rione Sanità, a Napoli. In realtà è profondamente inadeguato per tale ruolo, eppure questa sarà la sua fortuna”.

In che senso?
“Tra incubi e imbranataggini, resta coinvolto in una serie di tragicomiche disavventure che lo portano a scontrarsi con i familiari, con le spietate leggi della criminalità e con il capoclan Pietro De Luca detto ’o Tarramoto, che ha preso il posto del padre. E quando non ce la fa più, quando tutto e tutti si accaniscono contro di lui, va nell’antico Cimitero delle Fontanelle a conversare con un teschio che secondo la leggenda è appartenuto a un Capitano spagnolo. Nel tentativo di riportarlo sulla strada dell’onestà, la capuzzella del Capitano si trasforma in un fantasma e si trasferisce a casa di Tonino. Insieme al teschio figura chiave sarà anche la figlia Tina, che in tutti modi cercherà di tirarlo fuori dalla ‘montagna di merda’ che è la camorra. Entrambi saranno il risveglio della sua coscienza”.
Un modo nuovo di raccontare e denunciare la malavita, perfettamente in linea con i contenuti del romanzo best seller “Benvenuti in casa Esposito”, che è stato un vero e proprio caso letterario. Una commedia che fa anche riflettere. Perché?
“Sicuramente è una commedia che fa fortemente ridere, ricordiamoci che la gente a teatro ha bisogno di questo, viene per distrarsi ed evadere dalla quotidianità. Si è perciò trascinati in un turbinio di risate continue. Poi porgiamo un piccolo spunto di riflessione: non abituatevi alla puzza che la ‘montagna di merda’ della camorra genera, non è quella la normalità”.

Altri progetti teatrali?
“Questo fortunatissimo spettacolo sta riscuotendo un ottimo successo da Nord a Sud e continuerà perciò anche nel 2026, quindi mi concentrerò principalmente su questo”.
Dal teatro al cinema: in uscita “Nero”, di cui è anche regista.
“Si tratta di una storia ai margini della società tra redenzione e poesia, che arriva nei cinema dal 15 maggio dopo l’anteprima in concorso al Torino Film Festival 42. Io stesso firmo anche la sceneggiatura insieme a Francesco Prisco e Valentina Farinaccio e sarò affiancato da Susy Del Giudice, Anbeta Toromani, Giovanni Calcagno, Peppe Lanzetta, Roberto De Francesco, Cristina Donadio e Alessandro Haber. Nero racconta la storia di un piccolo criminale di mezza età che vive di espedienti per prendersi cura della sorella Imma affetta da una grave disabilità. Durante una rapina finita male, Nero scopre di avere un potere misterioso: può guarire le persone, ma ogni volta perde uno dei suoi cinque sensi. Una parabola sul sacrificio e sull’amore fraterno, ambientata in Campania, in un Sud Italia sospeso tra dolore e speranza”.
Oltre il teatro la tv. Reduce da una seguitissima stagione di “Stasera tutto è possibile”, continuerà sul piccolo schermo?
“Stasera tutto è possibile è stata appunto una un’esperienza fantastica, che mi ha trasmesso il calore e l’amore del pubblico. Io però continuo a preferire il teatro e il cinema. Mi sento decisamente più attore”.
