“Il lago dei Cigni, ovvero il Canto”, all’Acacia

Danila Liguori

Può un grande classico come “Il lago dei Cigni” essere reinterpretato in chiave moderna? Si può mescolare il balletto classico alla danza contemporanea? Ci prova il coreografo e regista Fabrizio Monteverde che ha firmato, per lo storico Balletto di Roma, “Il lago dei Cigni, ovvero il Canto”, in scena il 13 dicembre al Teatro Acacia di Napoli. Davanti ad una sala riempita poco più che per la metà e ad un pubblico quasi esclusivamente femminile, si sono esibiti i bravissimi ballerini, fondendo balletto classico e danza modera, così come voluto da Monteverde.

Per chi ha visto la versione classica de “Il lago dei Cigni”, non è stato inizialmente facile trovarsi davanti a una scenografia insolita. Ballerini canuti e claudicanti che ripercorrono tempi più felici della loro esistenza, che tentano l’impresa: rimettere in scena per l’ultima volta “Il lago dei Cigni”. Completamente calato nella parte il ballerino che interpreta il principe, brava anche Roberta De Simone nel ruolo del Cigno Bianco. Assolutamente fantastica la ballerina che interpreta il Cigno Nero, nota anche al grande pubblico televisivo per la sua partecipazione al talent “Amici”, Carola Puddu. In una costante lotta tra il Cigno Bianco e quello Nero, tra Bene e Male, si svolge l’opera di Monteverde, anche nella durata diversa dall’originale, circa 90 minuti, con le bellissime e inimitabili musiche P.I. Čajkovskij.

All’apertura del secondo atto, seduta al centro del palco, la nivea Odette si cerca in un piccolo specchio. Alle sue spalle, sul fondale, è ammassata una piramide di stoffe e costumi. L’immagine richiama piuttosto apertamente la scultura di Michelangelo Pistoletto manifesto dell’Arte Povera: la Venere degli stracci. In un susseguirsi di balletti, talvolta sottolineati in un momento clou dalla totale assenza di musica, si arriva alla parte finale. La favola senza lieto fine in cui i due amanti, Siegfrid e Odette, pagano con la vita la passione che li lega, sembra lasciare un messaggio di speranza. Come se l’arte non fosse necessariamente legata alla gioventù. E la stessa protagonista, davanti al mare di stracci che ha inghiottito anche il principe, si denuda letteralmente. Evidentemente fiera di sé e incurante del tempo che passa.

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