
Mentre cresce l’attesa per la nuova versione cinematografica dell’Odissea che Christopher Nolan si appresta a girare in Italia, in Sicilia, nelle sale è uscito il 30 gennaio scorso Itaca, il ritorno, del regista e produttore italiano Uberto Pasolini. Non ci sono mostri, dei, ninfe, ciclopi o creature mitologiche, in quanto il film si concentra esclusivamente sul ritorno a Itaca dell’eroe omerico, sulla pietas e sull’humanitas dei suoi protagonisti: i due mostri sacri Ralph Fiennes (Odisseo) e Juliette Binoche (Penelope).
IL RITORNO DEL RE A ITACA
Itaca non è solo il ritorno di Ulisse in patria, ma anche quello del suo regista dietro la macchina da presa, qui al quarto lungometraggio in carriera dopo tante produzioni e una nomination all’Oscar a fine anni ’90 per l’iconica commedia musicale Full Monty, in veste di produttore.
Liberamente tratta dai canti del poema di Omero, con molte ellissi e alcune rielaborazioni sul confronto finale tra marito e moglie (il famoso racconto del talamo nuziale è relegato in una manciata di battute), la pellicola privilegia lo scavo psicologico e intimista nel cuore dei personaggi, nell’anima ferita di una madre che non si rassegna al destino di vedova, e di un figlio che non si dà pace dopo anni di ricerche (Telemaco, interpretato da Charlie Plummer).
RALPH FIENNES ODISSEO

Fiennes, recentemente in sala con Conclave, per il quale è candidato quest’anno all’Oscar come miglior attore protagonista, ritrova la Binoche dopo aver già lavorato con lei ne Il paziente inglese di Minghella e in Cime Tempestose. Da bravo attore di teatro qual è, infonde nel suo Odisseo sfiancato e sfinito – ma non sconfitto dal lungo peregrinare – delle note shakespeariane che impreziosiscono una performance già eccellente.
All’inizio sembra quasi un nuovo Revenant, per citare il film di Inarritu con Di Caprio, per come si trascina nella polvere della terra natia (il passaggio nell’isola dei Feaci con Nausicaa pare essere stato tagliato, volutamente): stremato, nudo (Fiennes si concede un full frontal e non è la prima volta al cinema), sporco e segnato nel volto, l’attore inglese recita con ogni muscolo (complimenti per il fisico a più di 60 anni compiuti), e parla anche con gli occhi.
UN PO’ DI ITALIA IN QUESTA ITACA
Lo affianca per buona parte del primo tempo il nostro Claudio Santamaria nei panni di Eumeo, il porcaro che lo salva e lo accoglie in casa, sebbene creduto un semplice naufrago forestiero, e perciò guardato con sospetto nell’isola ormai dominata dai Proci. Con la Binoche è gara di bravura ad ogni inquadratura e non è da meno la spagnola Angela Molina, la nutrice Euriclea che riconosce Odisseo dalla cicatrice.
Allo spettatore infatti tocca fare un tuffo nell’epica studiata a scuola, ricordando i vari passaggi e i momenti indimenticabili (lo struggente incontro col cane Argo, lo stratagemma della tela sfilata di notte, la prova con l’arco teso e le asce, fatale per i pretendenti al trono). Ottima la fotografia come le musiche di Rachel Portman, peccato solo per il castello medievale scelto come set del palazzo di età micenea di Odisseo.
