Il Teatro La Fenice di Venezia ha accolto uno dei direttori più richiesti della scena internazionale: Ivor Bolton. Il maestro britannico è salito sul podio venerdì 27 e domenica 29 giugno 2025 per due serate della Stagione Sinfonica 2024-2025, dirigendo un programma affascinante e ricco di contrasti: Pulcinella di Igor Stravinskij e la Sinfonia n. 3 Scozzese di Felix Mendelssohn.

IL DIRETTORE D’ORCHESTRA
Ivor Bolton è un direttore d’orchestra di fama internazionale, noto per la sua versatilità nel repertorio classico e barocco. È stato direttore principale della Mozarteumorchester Salzburg e della Sinfonieorchester Basel, ed è attualmente direttore musicale del Teatro Real di Madrid e direttore principale della Dresden Festival Orchestra. Ha diretto importanti produzioni in teatri prestigiosi come la Royal Opera House e la Bayerische Staatsoper, ricevendo numerosi riconoscimenti, tra cui il titolo di Commander of the British Empire nel 2024.

PULCINELLA
Bolton, noto per la sua versatilità e profondità interpretativa, ha guidato l’Orchestra del Teatro La Fenice in un percorso musicale che ha unito ironia, nostalgia e potenza evocativa. In Pulcinella, balletto neoclassico scritto da Stravinskij tra il 1919 e il 1920, il direttore ha affrontato una partitura che gioca con il passato per reinventarlo. Le musiche, tratte da pagine attribuite a Pergolesi, sono state trasformate con il tocco moderno del compositore russo. È musica brillante, spiritosa, teatrale. Accanto all’orchestra, tre voci soliste: Francesca Aspromonte (soprano), Juan Sancho (tenore) e Luca Tittoto (basso). Con Pulcinella, Stravinskij inaugura una nuova fase della sua carriera: il neoclassicismo. Bolton ne ha evidenziato i colori, le sfumature, il gioco tra antico e moderno, valorizzando il raffinato equilibrio tra tradizione e innovazione.

LA SCOZZESE
La Scozzese di Mendelssohn, ultima tra le sue cinque sinfonie per data di composizione. È una pagina ricca di suggestioni romantiche. L’ispirazione arriva da un viaggio in Scozia compiuto dal compositore nel 1829. Ma ci vorranno tredici anni perché quelle prime impressioni si trasformino in musica. La sinfonia, completata nel 1842, evoca paesaggi nebbiosi, rovine gotiche e una profonda malinconia nordica. Qui Bolton ha messo in luce la scrittura elegante e narrativa di Mendelssohn. L’orchestra è stata guidata con gesto sicuro ma mai invadente. Ogni movimento si è sviluppato in un racconto coerente, culminando in un finale solenne e appassionato. È stato un viaggio emozionante, reso ancora più intenso dalla sensibilità interpretativa del direttore.
Queste due serate hanno offerto un’occasione rara per apprezzare il talento di Ivor Bolton in due repertori molto diversi: da un lato la leggerezza teatrale di Stravinskij, dall’altro la profondità romantica di Mendelssohn. Un doppio ritratto, affidato alla stessa bacchetta, che ha trasmesso emozioni forti e raffinate.
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