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Joker – Folie à Deux, flop e delusione al cinema

Renato Aiello

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Joker, Folie à Deux
“Joker, Folie à Deux”

Attesissimo dopo il primo capitolo di 5 anni fa, un piccolo grande miracolo registico e attoriale che regalò a Joaquin Phoenix il suo primo e unico Oscar (finora), Joker Folie à Deux si è rivelato una delusione totale al cinema, in sala così come al botteghino, addirittura mondiale. Non bastano Phoenix e la new entry rappresentata da Lady Gaga a salvare un autentico colpo di sonno.

JOKER, IL PRIMO CAPITOLO

Seguendo la tendenza degli ultimi anni che cerca di esplorare le origini del male nei più mostruosi villain di cinema, cartoni animati e fumetti, dai tre Batman di Christopher Nolan fino al più recente Cruella della Disney, anche Joker nel 2019 provò a indagare con ritmo, sagacia, buone intuizioni registiche e una performance maiuscola di Phoenix l’arcinemico dell’uomo pipistrello.

Joker, al secolo Arthur Fleck, si aggirava nella Gotham City del 1981 tra i vicoli, le strade e i viaggi sulla metro con sguardo allucinato e un vero e proprio disagio di vivere.

La pellicola ci offriva uno splendido ritratto di come un uomo, già minato nella psiche dalla convivenza con sua madre (indimenticabile l’attrice Frances Conroy, celebre anni fa per la serie Six Feet Under), potesse lentamente sprofondare nella follia, nel delirio di onnipotenza e nell’omicidio reiterato. Persino in diretta tv nazionale, in una scena ormai memorabile con un mostro sacro di Hollywood come Robert De Niro.

IL TOCCO ALLA MARTIN SCORSESE

Il tocco scorsesiano era del resto evidente, Fleck/Joker potrebbe essere un fratello stretto – o un cugino almeno – del pazzo Travis Bickle di Taxi Driver, interpretato non a caso dallo stesso De Niro a suo tempo. Un virtuale passaggio di testimone, dal momento che Phoenix riuscì finalmente a vincere la sua prima statuetta agli Academy Award con Joker poche settimane prima che, anche negli Stati Uniti, iniziassero lockdown e restrizioni dovuti allo scoppio della pandemia da Covid-19. Correva l’anno 2020.

JOKER, FOLIE A DEUX, IL SEGUITO

Sono trascorsi 4 anni dall’unico capolavoro di Todd Philips, reduce dai vari Notte da Leoni in carriera, e dopo un passaggio anche al Festival di Venezia 2024 è arrivata l’ora dell’uscita in sala a ottobre. Un’opera imbarazzante, noiosa e che gira a vuoto, senza nerbo, sostanza e alcun climax. Aver dato carta bianca a Philips e averlo lasciato sostanzialmente libero di ibridare il cinecomic drammatico col musical (sicuramente ha pesato il casting con la star planetaria della pop music Lady Gaga, protagonista femminile) sono stati due errori colossali. E il passo à deux, per citare la Folie del titolo di questo sequel, è diventato inevitabilmente un passo falso, per tutti e tre.

PASSO A DUE, PASSO FALSO PER REGISTA E ATTORI

Per il regista che non viene a capo di una storia piena di lacune nello script e che sembra non andare da nessuna parte; per il suo ex miglior protagonista, incerto e lobotomico in tutto il primo tempo, quasi a salve fino al processo, e che difficilmente vedrà una nuova nomination, se non ai Golden Globe. Per la sua interprete, sempre brava e ovviamente intonata (come il suo compagno di scena, tempo fa interprete di Johnny Cash sul grande schermo), che dopo il flop di House of Gucci non indovina più il film giusto al cinema, tranne l’ultimo Top Gun, solo musicato.

Lee Quinzel, futura Harley Quinn, struccata all’inizio e ospite nella casa circondariale in cui è rinchiuso Joker, è un personaggio interessante ma scritto male, come tutta la sceneggiatura. Nemmeno i bravi Brendan Gleeson (poliziotto dal manganello facile) e Catherine Keener (l’avvocato di Joker, il quale poi deciderà di difendersi da solo in aula, mettendo in piedi il solito show davanti ad Harvey Dent, al giudice e alla giuria), riscattano un film che annega solamente in un mare di note e cola a picco al box office.

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