
Prima del gran finale del 31 luglio 2025 affidato alla chitarra rock di Edoardo Bennato nel Primo cortile della Reggia di Caserta, è andato in scena il balletto per la kermesse Un’estate da re, una IX edizione che quest’anno ha saputo combinare il valore della Classica di Vivaldi, l’eleganza verdiana de La Traviata e la bellezza della danza.
LA GIOIA DELLA DANZA ALLA REGGIA DI CASERTA
Lo spettacolo La gioia del danzare del 30 luglio 2025, ideato e diretto da Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, rispettivamente Étoile e Primo Ballerino del Teatro alla Scala di Milano, si è rivelato un viaggio emozionante attraverso i capolavori del repertorio classico: dalla Carmen di Bizet al Lago dei Cigni di Tchatikovsky, da Il Corsaro al Grand Pas Classique, arricchito da coreografie contemporanee. Sul palco, insieme ai due protagonisti, i ballerini Claudio Coviello, Vittoria Valerio, Alice Mariani, Gabriele Corrado, Emanuele Cazzato, Martina Valentini e Darius Gramada.
DANZA CLASSICA E CONTEMPORANEA A UN’ESTATE DA RE

Si conferma così sul palco della manifestazione, ormai libero dalle scenografie de La Traviata e ridotto all’essenziale, la commistione di danza classica e contemporanea che ha ormai preso sempre più piede nei teatri, naturale evoluzione della danza moderna.
Se infatti si inizia sulle note dell’Andante del Concerto al pianoforte n°23 in A maggiore di Mozart, e si passa per le sonate al violoncello di Rostropovich, nel minimalismo scenografico funzionale alla contemporaneità dei passi e dell’esecuzione fanno capolino anche ballate dolci e il tango.
Da brividi la performance sulla melodia di Beddha ci dormi composta da Paolo Buonvino con l’Orchestra popolare della Notte della Taranta, cantata dal pugliese Diodato: una ninna nanna che poi si tramuta in ballo folk, tradizionale. Spazio poi per il torrido tango in una calda e umida serata estiva con La cumparsita di Forever tango.
LUNGHI APPLAUSI PER LE STELLE DELLA SCALA DI MILANO
Lunghi e scroscianti gli applausi per le stelle del Massimo di Milano, impegnati in esibizioni tersicoree dove la potenza dei passi, la precisione tecnica e la vibrazione dei sentimenti e delle emozioni disegnano geometrie visive di pura passione coreutica. I corpi in movimento, i muscoli tesi e il dialogo corporeo tra il danzatore e la sua compagna di coreografia diventano davvero quel tentativo di imitare il ritmo della vita (come sosteneva Bernard Shaw), di raccontare storie e amori, tristezza, malinconia e gioia (l’appuntamento del resto ha come titolo The joy of dancing).
